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La fase post-televisiva o della supremazia della comunicazione: 1990-2004

Questa è la fase della TURBOPOLITICA la fase postmoderna della comunicazione politica (1990-2005 circa) nella quale i mass media definiscono i temi dell’agenda politica e le regole della comunicazione politica.  La turbopolitica segna il passaggio dal dominio della parola a quello dell’immagine. Imperativo della Turbopolitica è sedurre.
Con il crollo del sistema politico all’inizio degli anni’90 si apre una quarta fase della comunicazione politica, altri quindici anni in cui la turbopolitica prende corpo.
Con la fine della Prima Repubblica il sistema d’informazione reagisce in modi differenti, accelera la funzione di certificazione, spettacolarizzazione e drammatizzazione delle vita pubblica; l’eccessiva attenzione di quotidiani e telegiornali per la vicenda politica processata negli studi televisivi, amplifica la rappresentazione di un sistema politico allo sbando.
In virtù dell’autorevolezza e del ruolo acquisiti i mass media cercano di concorrere o sostituirsi ai partiti.
Nel 1939 le reti Fininvest promuovono la campagna Vietato vietare coinvolgendo molti personaggi televisivi e utilizzando programmi popolari, la televisione non è più solo il canale della comunicazione ma diviene il contenuto della comunicazione, si costituisce come soggetto politico.
Forza Italia introduce nella cultura politica italiana elementi e competenze provenienti dal campo del marketing, della pubblicità, della comunicazione dei beni di largo consumo.
All’interno della scena pubblica mediatizzata domina la legge degli ascolti, della concorrenza informativa, dello spettacolo.
I vecchi organismi politici si sostituiscono con soluzioni più telegeniche, si impone la componente fisica e personale del leader; si diffondono sondaggi; gli scenografi della televisione allestiscono summit e congressi; si assumono logiche dei mass media, strategie narrative elementari.
Nel 1994 Berlusconi fa realizzare sondaggi per conoscere l’orientamento dell’opinione pubblica e così approva un decreto sulla carcerazione preventiva che agevola la posizione di molti inquisiti nell’inchiesta di mani pulite.
L’iniziativa porta a reazioni quali la mobilitazione di un settore dell’informazione, l’invio ai quotidiani di fax di protesta da parte del popolo, la pubblicazione su alcuni quotidiani di sondaggi che smentiscono il governo e l’appello televisivo dei giudici del pool di mani pulite  che costringono il governo a ritirare il decreto.
Otto anni dopo, nel 2002, l’Associazione Nazionali Magistrati contraria a due proposte di legge del secondo governo Berlusconi organizza un processo secondo le nuove regole, mette in scena un “piece teatrale” di venti minuti con copione scritto da due magistrati e recitata dal noto attore Marco Paolini.
Si afferma una turbopolitica in cui conta la rappresentazione ossi ala capacità di mettere in scena il consenso mediante elementi simbolici, l’abilità di inserirsi nell’agenda e dialogare con i mass media.
di Anna Carla Russo
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