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La guerra come difesa in Spagna


Il pretesto che gli indigeni non fossero soggetti che godevano di diritti naturali perchè infedeli non incontrava il favore di nessun canonista; e anche se pochi cristiani all'epoca non pensavano che la loro religione andasse esportata con qualunque mezzo, erano comunque motivi che non offrivano garanzie assolute. I romani stessi, almeno in teoria, vedevano la guerra come soluzione estrema ed ultima, e solo in caso di difesa o per difendere alleati. Ovviamente la maggior parte dei romani sapeva pure che farsi degli alleati era spesso solo una buona scusa per difenderli per poi appropriarsi dei loro territori. La giustificazione spagnola prese una piega del genere. Se si poteva dimostrare che il principe scendeva in guerra per difendere degli innocenti che il capo aveva oppresso minacciandone la sopravvivenza, esso poteva essere deposto legittimamente da un altro sovrano. Se gli inca e gli aztechi venivano sacrificati, il re spagnolo doveva intervenire per salvarli, e poco importa che essi non considerassero negativamente quella pratica, perché ciò era spiegabile semplicemente col fatto che avevano la mente offuscata dalla nefasta abitudinarietà.
Ma questa giustificazione zoppicava, perché se così stavano le cose, una volta ristabilito il giusto ordine, la Spagna avrebbe dovuto tornarsene all'ovile. Entra in gioco Agostino, che aveva dimostrato che anche Cicerone del De Republica ammetteva la possibilità di muovere guerra in difesa della fides. Ma quale fides? Agostino considerava fides come credo religioso, ma in quel caso non era ammissibile per i giuristi muovere guerra ai pagani solo perchè pagani e Suàrez disse che se Dio avesse voluto punirli, ci avrebbe pensato da solo. Ma fides era anche ciceronianamente interpretabile come criterio di comportamento, nella fattispecie quello entro i confini della civitas romana. Se si estendeva la civitas romana di Cicerone alla civitas dell'orbis terrarum intero di Agostino, si poteva affermare che un modo di vita oltraggiosamente non cristiano era una minaccia alla civitas, così che il re spagnolo avrebbe dovuto compiere un atto di giustizia per ripristinare la quiete nell'ordine di tutte le cose. Su questo dibattito si è impiantato anche quello sulla schiavitù per natura. Se si poteva dimostrare che gli indiani d'America erano degli schiavi per natura, era doveroso per coloro che li avevano trovati, riportarli alla comunità umana. Era questo l'argomento a priori cercato. In realtà Vàzquez e Suàrez, che avevano discusso per primi sul problema della schavitù per natura, non intendevano andare oltre un'azione punitiva e correttiva, che non doveva sfociare nella conquista, che avrebbe minacciato in altro senso la comunità umana.

Tratto da LA NASCITA E L'EVOLUZIONE DELL'IMPERIALISMO di Gherardo Fabretti
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