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La memoria sociale


La modificazione della memoria a livello sociale possiede un suo preciso riscontro nel contesto scientifico. Il quale ha anch'esso sviluppato un verticale processo di accellerazione tecnica obliando tuttavia le certezze che lo spingevano a ricordare. Tale fenomeno origina da una relativa perdita di funzionalità sociale della scienza, ma anche da spinte critiche che hanno indotto a ripensare il suo ruolo nell'ambito della società occidentale. Ciò ha prodotto una riflessione epistemologica serrata, che ha investito i fondamenti stessi del sapere, la relatività della conoscenza, lo spessore della verità e l'importanza dell'errore, la validità del metodo, la legittimità del discorso.

Da questo generale ripensamento teorico discendono nuovi criteri di archiviazione, una ridefinizione degli ordini classificatori  del reale e delle partizioni disciplinari, dei metodi e delle tecniche di memoria. I processi in questione sono stati poi accellerati e radicalizzati dallo sviluppo delle nuove tecnologie e in particolare dei sistemi di intelligenza artificiale e di riproposizione digitale e telematica dei dati visivi. Nel momento in cui acquisiamo consapevolezza attraverso correnti importanti della critica contemporanea, della difficoltà di un trattamento scientifico dei nostri dati, di una loro resa in forme esatte, mentre acquisiamo definitivamente la consapevolezza del carattere soggettivo e individualmente connotato del conferimento del senso antropologico e del tratto romanzesco della letteratura etnografica, mentre ribadiamo con fermezza la necessità di sottrarre etnografia e antropologia al dominio delle scienze naturali per condurle nell'ambito sociale e umanistico, siamo indotti dallo sviluppo tecnologico a costruire archivi che normalizzano e ancorano a modelli matematici i dati in nostro possesso. I vecchi repertori cartacei o di immagini ottico-chimiche, le vecchie schede di catalogo e i note-books delle inchieste di terreno, il vecchio apparato mnemonico con il suo tratto discontinuo, la sua asistematicità, la sua connotazione soggettiva e autoriale si poneva paradossalmente in maggior sintonia con le nostre disciplina e la loro natura. In realtà come sostiene Faeta, sono seri i dubbi che molti nutrono intorno alle possibilità normalizzatrici dei dati.  La catalogazione in etnografia e antropologia è assai difficoltosa, rischiosa, introduce nei processi di ricerca un preponderante carattere ideologico. Non abbiamo a che fare con famiglia di rocce, virus o traiettorie di neuroni. Non riusciamo a esprimere il nostro lavoro in genere, idee catalografiche e classificatorie che abbiano un grado sufficienti di affidabilità, incontestabilità, condivisione, ne a costruire corpora di oggetti distinguibili sul piano conoscitivo, operazioni basilari per ogni procedimento di normalizzazione scientifica.

di Marianna Tesoriero
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