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La modifica della dichiarazione dei redditi

Siamo ora in grado di affrontare e risolvere l’ultimo ordine di problemi concernente la possibilità per il contribuente di rettificare la propria dichiarazione.
In via preliminare, occorre chiarire che:
a. il problema di cui trattasi non riguarda le ipotesi di rettifica in aumento della dichiarazione, semmai in questo caso si tratta di stabilire se e in quali limiti il “ravvedimento” del contribuente costituisca esimente o quanto meno attenuante in ordine alle sanzioni applicabili per l’infedele o incompleta dichiarazione;
b. la soluzione del problema medesimo non può ritenersi pregiudicata dal fatto che l’iscrizione a ruolo dell’imposta dovuta in relazione agli imponibili dichiarati e non versata dal contribuente sia qualificata dalla legge a titolo definitivo, in quanto sta semplicemente ad indicare che detta iscrizione si contrappone a quella a titolo provvisorio, operabile nei casi e per gli importi tassativamente stabiliti pur in pendenza di contestazione della pretesa avanzata dall’amministrazione.
Concentrando per ora l’attenzione sui meri atti giuridici contenuti nella dichiarazione (e quindi prescindendo dagli eventuali atti negoziali inseriti in quest’ultima), converrà distinguere tra limiti interni e limiti esterni che possono frapporsi alla rettifica dei cosiddetti errori in fatto e/o in diritto dai quali sia affetta la dichiarazione medesima: intendendo per limiti interni quelli discendenti dall’efficacia e dalla natura dell’atto; e per limiti esterni quelli che scaturiscono invece dalla previsione di specifiche norme sostanziali e processuali.
Resta comunque ferma l’impossibilità della rettifica una volta divenuti intangibili gli effetti della dichiarazione a seguito dell’inutile decorso del termine perentorio stabilito per la rettifica.
di Stefano Civitelli
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