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La nozione di reddito da lavoro dipendente a fini contributivi

La retribuzione, oltre che come obbligazione e quindi elemento del contratto di lavoro, è considerata dalla legge come base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali ed altresì come reddito imponibile ai fini fiscali.
L’attuale formulazione dell’art. 12 l. 153/69, al fine di stabilire quali siano i redditi da lavoro dipendente ai fini contributivi rinvia direttamente all’art. 46 (ora 49) del Testo Unico delle imposte sui redditi, il quale a sua volta definisce come redditi da lavoro dipendente ai fini fiscali “quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a domicilio quando è considerato lavoro dipendente secondo le norme della legislazione sul lavoro”.
Nel contempo, il nuovo comma 2 dello stesso art. 12, ai fini della determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale, rinvia in generale all’art. 48 (ora 51) dello stesso Testo Unico, secondo il quale il reddito da lavoro dipendente ai fini fiscali è costituito “da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”, al lordo di qualsiasi contributo o trattenuta.
In definitiva, non si richiede più la connessione corrispettiva tra prestazione di lavoro e somme e valori percepiti dal prestatore per l’imponibilità contributiva degli stessi.
Per l’assoggettabilità a fini fiscali e previdenziali, così, rileva la mera provenienza da parte del datore e la non appartenenza alle tipologie escluse dall’imposizione fiscale o da quella previdenziale.
Tra le somme escluse dall’imposizione contributiva meritano di essere segnalate quelle corrisposte a titolo di t.f.r., nonché, entro certi limiti massimi, le erogazioni previste da contratti aziendali o di secondo livello, se correlate ad incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività.
di Stefano Civitelli
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