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La polifonia


Con il termine polifonia si indicano l’esecuzione e la percezione simultanee di più note. La terminologia occidentale distingue tra due concetti fondamentali di polifonia: quello dell’armonia o polifonia verticale, in cui suoni simultanei o accordi sono percepiti secondo una sequenza articolata in tensione e distensione cioè dissonanza e consonanza.
L’altro concetto è quello di contrappunto o polifonia orizzontale in cui vi è la coesistenza ordinata di parti vocali o di linee melodiche simultanee. In realtà i due concetti si intrecciano e sovrappongono: il contrappunto obbedisce alle leggi dell’armonia e nell’armonia una scrittura per parti soddisfacente richiede capacità contrappuntistiche.
Per molto tempo i due concetti sono stati applicati esclusivamente all’occidente e all’età medievale e anche posteriore, e considerati troppo avanzati per la mentalità e per i mezzi a disposizione delle popolazioni antiche, orientali e primitive. In parte è vero, nel 18 secolo erano riservate alla musica letterata pertanto fuori portata delle civiltà orientali. In senso più ampio però una polifonia rudimentale intesa come improvvisazione che rende più piacevole una semplice monodia, è quasi onnipresente. Non esiste una civiltà che non possegga almeno i rudimenti dell’arte di assortire le note o le parti, in realtà le 3 ampie regioni del mondo quali l’area maltese-polinesiana, l’area caucasica e l’Africa centrale e meridionale, hanno creato polifonie il cui livello può essere paragonato con la scrittura a più parti dell’Europa medievale. La monofonia dei tempi moderni si ritrova qua e la nel mondo primitivo e orientale come stadio finale di quella che un tempo era polifonia. Durante il 17 e 18 secolo i musicisti europei abbandonarono per ben due volte lo stile antico polifonico per lo stile moderno monodico.
Le molteplici forme diverse di esecuzione simultanea di motivi diversi in una successione storica si sono intrecciate, complicate e semplificate fino a poi l’ultimo fallimento nella nuova ordinazione.
Un esempio che ricorda l’armonia occidentale specialmente il conductus medievale sono gli accordi polinesiani: il termine accordi è inappropriato poiché non vi sono tracce di armonia; ogni nota di una melodia di tali “accordi polinesiani” è spesso accompagnata da una nota coincidente di basso, e due note suonate in simultanea sono isocrone, quindi seppur non intenzionalmente polifonico tale è.
La parallela è il canto di una melodia su due o tre diverse altezze percepibili. Le parti vocali si svolgono con un certo intervallo e lo mantengono perlopiù immutato per  tutto il brano o soltanto per una parte di esso. Nel caso più semplice l’intervallo è un’ottava, e sia in oriente che in occidente, risulta dalle distanze naturali tra le voci degli uomini, delle donne e dei bambini. Le parallele di quarta e di quinta sono frequenti quasi quanto le ottave, in occidente un esempio ne sono le forme di organum liturgici del medioevo; gli esempi di parallele di quarta e di quinta extraeuropee sono numerosissimi tra questi vi sono i canti solenni dei sacerdoti buddisti giapponesi.
Le parallele di terza sono impiegate nei canti popolari di tutta l’Europa, ma si riscontrano anche nell’Africa bantu, contraddistinguendo una stile arcaico.
Un altro genere di parallele è quasi insormontabile per il nostro orecchio, esso si estende dalla micronesia fino all’Africa meridionale ma anche in parte dell’Europa. Qui con una frizione e un attrito costanti, gli intervalli della melodia, uno o due, sono accompagnati, alla distanza minima di una seconda, spesso difficilmente classificabile. Fatto strano è che tali seconde parallele ricorrono in Russia, in Istria e in Bosnia ma non nella Lombardia moderna benchè in passato fonti affermano siano state usate. L’affinità più stretta tra la musica popolare europea e quella non europea è ancora una volta evidente. Tali seconde si può dire siano innate ed inconsapevoli anche se incomprensibili per l’orecchio occidentale.
I bordoni, o note sostenute, sopra o sotto la melodia, sono definite a volte come note pedali; tale nota si trova al di sopra della melodia o nella sua gamma. Il sostenuto riveste un ruolo assai importante nella musica orientale e in india è addirittura indispensabile, mentre ha un peso relativo nel canto primitivo.. A un livello di civiltà più elevato, il bordone ha assunto un ruolo centrale e indispensabile nel subcontinente indiano e da li ha raggiunto la musica
popolare dell’Europa orientale; i sostenuti si trovano ovunque si suonino le cornamuse, la lira, gli organetti a manovella. A volte il bordone consiste di due note che si alternano trasformando il semplice sostenuto in un ostinato.
I sostenuti intermittenti di una nota costituiscono i primi passi in direzione delle due tecniche di esecuzione alternata in uso in tutto il mondo: l’antifona e il responsorio. L’antifona è l’alternanza di due cori, con o senza sovrapposizione; il responsorio è l’alternanza di un coro e un solista. Quest’alternanza che in se è un fatto strutturale si è evoluta nella polifonia in Asia e in Africa.
L’eterofonia, deriva dal termine differente, è un termine vago. Fattostà che copre tutti i tipi possibili di differenza nelle combinazioni vocali; dovrebbe designare le più sottili deviazioni da un unisono tollerabilmente accurato come da una fuga quadrupla bachiana: tutti hanno un suono differente. Tale parola denota essenzialmente la comparsa simultanea di un tema in due o più parti vocali. La divergenza tra parti vocali può essere inconscia o anche consapevole a seconda che gli esecutori si rendano contro di star creando un' eterofonia. L’eterofonia inconsapevole, costituisce un arricchimento intenzionale ed è un tipo di musica non polifonica.
Se l’eterofonia è la variazione simultanea di un tema di due o più parti, praticamente tutte le formazioni musicali non europee comprese le orchestre sono eterofoniche.
L’uso del termine eterofonia dovrebbe essere definito più precisamente, la terminologia sembra avere la scelta tra parecchie possibilità: l’eterofonia si trova in ogni composizione in cui note diverse vengono udite simultaneamente; tutte le forme di differenza; la variazione simultanea. Si tratta di definizioni che assegnerebbero le forme più complesse dell’oriente alla polifonia vera e propria.
Da ricordare è che soltanto una parte della polifonia europea del 2° millennio d.c. è scritta anziché improvvisata.
L’eterofonia, su questa base, è ogni tipo di esecuzione di parti che sia lasciato alla tradizione e all’improvvisazione. Il termine variazione simultanea è preferibile ad eterofonia.

di Marianna Tesoriero
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