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La politica si orienta verso la “seduzione”

Dopo decenni di propaganda basata su forti ideologie, militanza di massa, la politica per risultare efficace deve cambiare e orientarsi verso la “seduzione”.
Nell’Inghilterra di fine ’800 la politica non riusciva più a coinvolgere l’ampio corpo elettorale e gli strumenti abitualmente usati quali i meeting, le letture, i club non riuscivano più a trascinare le masse; i partiti si convinsero che bisognava “socializzare la politica” combinando politica e piacere, si crearono così una serie di divertimenti “politici” come gli smoking-concert, social evening, garden parties, tea meeting e così via; dove prevale l’aspetto sociale.
La politica unisce alla brevità un tono brillante ed umoristico ed è capace di intrattenere il pubblico presente.
I tratti della nuova comunicazione politica in Italia alla fine degli anni’70 sono la creazione di nuovi spazi sociali, la commistione con lo spettacolo, l’accorciamento dei tempi della comunicazione e un registro brillante; si sostituiscono alle piazze tradizionale le piazze elettroniche della televisione.
Fra il 1975 e il 1990 la Tv italiana passa dal monopolio ad un sistema misto pubblico-privato; nella Rai l’informazione tende a spettacolarizzarsi e l’intrattenimento diventa la missione principale e la Tv di parola diventa protagonista dello schermo.
Lo  sviluppo dell’emittenza privata porta a diffondere nuovi modelli di consumo. La nascita degli spot adottata anche dalla Rai porta alla diffusione di un nuovo linguaggio rapido, emotivo, spettacolare e attraente.
Questa è la neo-Tv tarata sugli ascolti, con un flusso continuo dove la tv pedagogica si è trasformata in tv di intrattenimento o di “trattenimento” dei telespettatori.
La politica si impossessa di questo nuovo linguaggio e cerca di intrattenere i propri interlocutori riducendo i contenuti politici e curando più gli aspetti estetici; cioè esaltando il lato seduttivo della comunicazione a discapito della componente ideologica.
L’adozione della politica dello spot rappresenta il passaggio da una comunicazione logico-persuasiva basata sui contenuti ad una comunicazione emotivo-seduttiva basata sulle sensazioni e quindi il messaggio non comunica più contenuti, ma emoziona.
I primi spot politici realizzati in Italia nei primi anni ’80 cercano di tradurre in immagini attraverso le metafore, concetti e valori politici come l’onestà, la sicurezza e la competenza.
In seguito gli spot saranno mirati a suscitare emozioni come le immagini di una madre con il figlio che giocano nudi che rappresentano lo spot del Pci per le elezioni regionali del 1985 che segnano l’ingresso del nudo femminile nella comunicazione politica e dimostra la possibilità per i partiti di usare gli stessi linguaggi degli spot.
Il filmato del 1987 della Dc “Forza Italia: fai vincere le cose che contano” mette in scena immagini simili a quelle dello spot Barilla dove ci sono famiglie e vite felici.
La pubblicità televisiva obbliga a puntare sull’impatto delle immagini e della musica a discapito delle parole, un cambiamento che a volte la politica non riesce a cogliere si limita a trasferire nel messaggio pubblicitario i contenuti della politica.
Con gli anni questa tendenza svanisce e infatti la nascita del partito Forza Italia non ha contenuto politico né ideologico e mostra l’Italia dei centri urbani, del mare, degli anziani e dei giovani, del lavoro e del tempo libero, delle famiglie e degli amici, enfatizzando il tutto con l’Inno azzurro.
Suscitare sentimenti ed emozioni e universalità del target sono le caratteristiche di una politica deideologgizzata e televisiva.
La turbopolitica ha come caratteristica proprio l’uso dei mass media come veicolo dei messaggi e spesso si punta a colpire non gli elettori ma i mezzi di comunicazione e spesso vengono organizzati comizi, conferenze stampa e congressi in base all’orario dei telegiornali.
La logica politica si è adattata alla logica dei media iniziando a pensare in termini di notiziabilità, schema game ossia criteri dove i media filtrano e raccontano il mondo.
I partiti e gli uffici stampa sanno che una dichiarazione se eccezionale, originale e spettacolare può andare in prima pagina; quindi un gesto o un evento ben studiato è ripreso dai media magari oscurando un avvenimento più importante, sono veri e propri “agguati mediatici” come quello del 1996 a Torino ai danni di Prodi dove durante un incontro con i commercianti arrivarono fischi che fecero la notizia del giorno diffondendo l’immagine di un leader contestato; un agguato mediatico è anche quello fatto ai danni di Berlusconi “Buffone, fatti processare. Finirai come Ceausescu!” gridata al termine della sua deposizione al processo Imi-Sir del 2003.
Quindi nell’era della seduzione la forza estetica del gesto è superiore a quella della parola.
di Anna Carla Russo
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