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La prevenzione e l'integrazione sociale

Alla luce delle esposte considerazioni, sembra doversi ritenere che le politiche di incentivo occupazionale ben difficilmente possano perseguire risultati appaganti, se non sono assistite da adeguati programmi, anche previdenziali, e se non sono sostenute dalle necessarie risorse.
Ma, soprattutto, è da escludere che ci si possa disinteressare, nell'occasione di quelle politiche, della tutela di situazioni di bisogno di rilevanza sociale o della tutela dei segmenti del corpo sociale.
Dal suo canto, in rapporto alla flessibilità delle politiche del lavoro, lo specifico della flessibilità previdenziale appare collocarsi non tanto e non soltanto in una posizione compensatoria della pratica derogatoria (o, addirittura, della "precarizzazione") delle regole tradizionali del diritto del lavoro.
Alla disciplina che riguarda la materia previdenziale appare affidato, piuttosto, l’arduo ma fondamentale compito di recuperare e sviluppare la propria specificità per trasferire l'intervento previdenziale su di un livello più avanzato e, possibilmente, più produttivo.
Si tratta di un livello, nel quale, oltre a rendere possibili le interazioni con le politiche attive del lavoro in una prospettiva quanto più possibile di "flessibilità produttiva", e in un quadro di universalizzazione della rete di protezione, si abbia cura di ampliare gli spazi per prestazioni sociali non individualizzate, destinate alla prevenzione dei rischi generatori di bisogno; nonché per programmi ed iniziative di integrazione sociale, finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita e di aggregazione sociale dei lavoratori, sia attivi che potenziali, e delle loro famiglie.
di Stefano Civitelli
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