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La riflessione di Castelnuovo sui committenti dell'arte

Castelnuovo sviluppa una prima riflessione su possibili percorsi di ricerca secondo una “sorta di griglia tipologica basata sulla ripartizione dei soggetti (committenti, pubblico, istituzioni, artisti, opere) attraverso la quale fare il punto sullo stato dei problemi in quel momento, ravvisarne i punti caldi, gli sviluppi più promettenti, le assenze”. Egli ritiene che una storia sociale dell’arte può permettere, meglio di altri approcci, di prendere le proprie distanze rispetto all’oggetto esaminato. Un’analisi tematica della storia sociale dell’arte può prendere in considerazione diverse griglie, ad esempio una basata su una partizione tipologica dei soggetti.

-Committenti

Possono essere privati (singoli individui o famiglie) o pubblici (chiese, corte, istituzioni collettive). Uno studio sui committenti può essere utile per far luce sull’artista e sulla reciproca relazione. Per Antal il committente è il mediatore della funzione dell’arte da parte del gruppo sociale che dipende dalla sua direzione. Potremmo definirlo un regista che stabilisce in funzione degli interessi e della cultura del uno gruppo una vera e propria strategia delle immagini per cui si può arrivare, privilegiando un certo stile e una certa tematica, a fare concessioni ad un altro gruppo. Per Hauser egli agisce talmente come porta parola di un gruppo sociale che può rappresentarsi come un personaggio addirittura potenziale. Per Gombrich, così come dichiara nel libro The Early Medici as patrons of art, il committente a volte si esprime più dell’artista: sceglie la materia, le tecniche, le iconografie; questo anche perché la committenza risultava un efficace strumento di legittimazione e dominazione politica. Durante il convegno Città, Corti e Artisti, organizzato negli anni ’60 dalla Rivista Passato e Presente, Gombrich, volendo dimostrare che il “traffico” tra sviluppo sociale e sviluppo artistico non è a senso unico, sottolinea: 1) che non era solo la situazione del committente ad influenzare l’arte, ma anche la situazione artistica che stimolava la domanda tra i committenti; 2) che i mutamenti artistici possono riflettere unno spettro assai vasto che si estende dai cambiamenti nella moda alle nuove invenzioni cui un dimostrabile superiorità assicura il successo; 3) che tra i motivi che possono spingere alla committenza sono da tener presenti l’orgoglio civico (es., la coscienza di fiorentini del proprio elevato status intellettuale e politico), l’orgoglio familiare (rivalità attraverso le commissioni artistiche tra Strozzi, Medici, Tornabuoi, ecc.), l’orgoglio per la propria epoca (senso di superiorità rispetto al passato quale si vede nella dedica albertiana a Brunelleschi), 4) che il prestigio conferito dagli artisti ai committenti ha avuto come risultato l’emancipazione dell’artista dallo statuto meccanico-artigianale e la sua assunzione alla posizione di genio divino (un rovesciamento dei ruoli sociali che non sarebbe stato possibile senza l’eccezionale maestria dell’artista). Haskell, relativamente all’arte delle corti durante il periodo barocco, affermava: che non esiste nesso necessario tra uno stile artistico e un tipo società; che l’arte di corte non è una costante, al contrario si può arrivare ad una determinata corte in un determinato periodo; lo stile si oppone alla corte e al suo modo di vedere (es. se una corte adotta uno stile classicheggiante, uno stile libero e colorito sarà associato con l’opposizione e viceversa). In generale un punto dolente nella ricerca sui committenti è quello di isolare un singolo caso, mentre la caratterizzazione e l’identificazione degli elementi significativi non possono risultare che da un’analisi più generalizzata che permetta di prendere in considerazione un consistente numero di termini di confronto. In questo senso un utile strumento di controllo è quello della storia comparata. D’altra parte le tesi di uno storico dell’economia hanno proposto nuovi modi di svolgere il rapporto tra congiuntura economica e investimenti artistici, suggerendo che le grandi commissioni si abbiano particolarmente in periodi di crisi e che d’altra parte eccesso di investimenti artistici abbia potuto comportare, a causa dell’immobilizzo senza beneficio di grandi masse di denaro, addirittura periodi di stagnazione economica.

di Alessia Muliere
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