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La riparazione dell'errore giudiziario



Il legislatore attribuisce alla vittima dell'errore giudiziario, che sia stata prosciolta in sede di revisione, un vero e proprio diritto ad una riparazione commisurata alla durata dell'eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna. La sussistenza di tale diritto è, peraltro, subordinata al fatto che la persona prosciolta in sede di revisione non abbia causato l'errore giudiziario per dolo o colpa grave (art. 643, 1 c.p.p.). la riparazione predetta si attua o mediante il pagamento di una somma di denaro o la costituzione di una rendita vitalizia o, infine, su domanda dell'avente diritto, con il ricovero in un istituto a spese dello Stato.
Nell'eventualità che il condannato muoia, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti ed ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il 1° ed alle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta. Questa somma viene ripartita equitativamente in ragione delle conseguenze derivanti dall'errore a ciascuna persona (art. 644 c.p.p.).
Per quanto concerne il procedimento di riparazione il legislatore stabilisce che la domanda deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro 2 anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione e deve essere presentata per iscritto con allegati i documenti ritenuti utili. La presentazione va effettuata personalmente o per mezzo di procuratore speciale nella cancelleria della Corte d'appello che ha pronunciato la sentenza.
Gli interessati che, dopo aver ricevuto la notificazione della domanda di riparazione, non formulano le proprie richieste almeno 5 giorni prima dell'udienza decadono dal diritto di presentare la domanda di riparazione.
La decisione che chiude il procedimento di riparazione viene presa con ordinanza ricorribile in cassazione.

di Enrica Bianchi
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