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La riscoperta di Paolo nel Rinascimento

Un altro segno della riscoperta di Paolo nel Rinascimento va ricercato nella pubblicazioni delle edizioni dei padri e dei dottori medievali; con l’avvento della stampa il ritorno alle fonti sollecita la ricerca e la pubblicazione delle opere di quanti nell’antichità avevano commentato l’epistolario. Il più antico commento a stampa dell’epistolario paolino sembra essere quello di Pietro Lombardo (morto nel 1160), apparso a Esslingen nel 1473. La Vulgata viene interpretata con l’esegesi dei padri. Nell’insegnamento scolastico l’importanza dell’opera fu tale da prendere il nome di Glossatura major. Nel passaggio tra Quattro e Cinquecento, per le prime edizioni a stampa dei commenti all’epistolario paolino si possono fare alcune considerazioni. La prima riguarda gli interessi che gli uomini del tempo moderno –alcuni umanisti e anche vari laici – hanno per le fonti della storia del cristianesimo e per le Lettere di Paolo, che sono appunto i documenti di fede più antichi; lo sono pure quei commenti degli scrittori ecclesiastici e dei dottori medievali, anche se si tratta di recuperi del passato. Certo, tali recuperi possono essere interpretati come indizio di angusto impegno esegetico. Va tuttavia rilevato che essi vedono la luce prima dell’avvio della Riforma, già da soli ne costituiscono le premesse, in quanto segni dell’attenzione dei tempi nuovi per l’epistolario paolino. Si noti infine che le più antiche edizioni a stampa rivelano un orientamento ben preciso: riguardano non singole Lettere o le Lettere più importanti di Paolo, ma il corpus paolinum nella sua interezza, segno del prevalere di un interesse ancora incentrato sulla persona dell’apostolo e sul suo messaggio globalmente inteso, piuttosto che di un approccio analitico di carattere storico.

di Alessia Muliere
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