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La semiotica di C.S. Peirce

Contemporaneamente alle europee idee saussuriane, in America si fa strada la semiotica del filosofo pragmatista Peirce, una semiotica di tipo cognitivo, basata sulla teoria della conoscenza che contraddice i fattori di oggettività propri alle impressioni strutturaliste: la semiotica di Peirce si fonda su due principi: il realismo e il mentalismo. Il primo principio è strettamente collegato alla posizione “ontologica realista” in quanto nel processo di conoscenza Peirce riconosce nuovamente un primato alla realtà esterna al soggetto. Il segno è, come già in Aristottele, motivato da un oggetto, motore della semiosi, ma l’idea non è speculare né universale, al contrario viene determinata nella mente di ciascuno da un complesso processo di relazioni messe in atto grazie a processi cognitivi soggettivi. L’individuo, lungi dall’assumere passivamente la realtà, la rielabora attraversando similarità e creando relazioni che possono anche non avere in apparenza nessuna connessione. Ecco che il secondo principio (il mentalismo) cancella la meccanicità per cedere il posto alla mente, alla ragione, liberamente istituita dal soggetto che instaura, così, percorsi interpretativi non codificati a priori.
La definizione di segno. Le classificazioni dei segni in Peirce sono numerose e complesse, si pensi che annova circa settantasei tipi diversi. Ecco la triade più citata:

a) simboli: sono segni fondati su una convenzione che rende tale rapporto completamente arbitrario. Sono simboli quelli in cui non c’è motivatezza tra ordine dell’espressione e del contenuto;

b) indici: sono segni fondati su un rapporto di casualità o contiguità. Esiste stavolta una motivatezza di ordine naturale, un rapporto di causa-effetto che deve essere ricostruito attraverso un ragionamento;

c) icone: sono segni fondati su una similarità topologica, ovvero su rapporti di analogia che esprimono il contenuto attraverso un’espressione rassomigliante. Il concetto di cona è predominante in Peirce.

L’icona ricopre tre funzioni: invenzione iconica, confronto verificatore di somiglianze, interpretazione teorica. Affinchè ci sia segno c’è bisogno di qualcuno che elabori il segno stesso: questi, l’interprete, ha un ruolo incisivo nel processo perché è grazie alla sua mente che avviene l’elaborazione del segno, rinvio determinato da un oggetto non necessariamente concreto. Il segno non si risolve nelle due facce saussuriane ma presenta una dimensione ben più complessa, un incontro poliadico tra più elementi – Segno, Interpretante, Oggetto Immediato, Oggetto Dinamico, Ground, Interpete – rappresentabili di nuovo attraverso uno schema triangolare
di Niccolò Gramigni
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