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La storia demografica del'età pre statistica

Tra le più importanti conquiste della scienza storica internazionale vanno annoverate le nuove conoscenze e acquisizioni di storia demografica per l'età pre statistica. Dobbiamo alla demografia storica, che in Francia e nei paesi anglosassoni è divenuta una disciplina specializzata e provvista di propri istituti, la scoperta di nuove fonti grazie alle quali adesso disponiamo di dati quantificati, presenti senza lacune, per periodi di una certa durata. Sulla base di ciò possiamo fare, per determinati periodi e determinate zone, alcune affermazioni abbastanza attendibili. Per quanto riguarda la popolazione, questi sforzi protostatistici si sono concentrati nel censimento dei fuochi e, molto più tardi, nel censimento della popolazione. Dobbiamo alle evidenti necessità dello stato, soprattutto fiscali e militari, i censimenti a vasto raggio, che non di rado comprendevano interi territori. L'Italia era all'avanguardia in questo campo: Venezia, la Sicilia, più tardi Firenze e Milano, posseggono già per l'alto medioevo, una ricca documentazione storico – demografica. Tali documenti ci danno un'immagine abbastanza esatta della crescita e della flessione demografiche di numerose popolazioni per un lungo arco di tempo. Per loro tramite, allo storico – demografo si dischiude una prospettiva molto interessante: quella delle regolarità locali e temporali del movimento demografico, il cosiddetto destino collettivo degli uomini, che si cela dietro tabelle e diagrammi.
Analizzando le curve demografiche che mostrano le fluttuazioni di lunga durata di alcune importanti popolazioni europee tra 1100 e 1800 notiamo due fenomeni particolarmente vistosi, che pur non appartenendo propriamente all'epoca che ci interessa, ne segnano i confini: la ripida discesa della metà del 1300 dovuta all'epidemia di peste nera del 1348, e il balzo che si registra egualmente in tutti i paesi europei a partire dalla metà del 1700 e fino al 1800.
Cosa distingue dall'epoca precedente e dall'epoca successiva l'epoca moderna? La sua caratteristica principale, con la vistosa eccezione della Germania dopo il 1650, è un andamento tranquillo, mancando sia forti balzi sia forti picchiate. Da cosa dipende il fatto che le popolazioni europee, assottigliatesi dopo le disastrose conseguenze della peste del 1348, mostrano un aumento così lento, sebbene le condizioni esterne, passata l'epidemia, fossero loro favorevoli, specialmente anche per quanto riguarda la quota di terra coltivabile? Per quale motivo il lungo secolo XVI (dal 1470 al 1620) fu seguito da una fase di stagnazione così lunga? Quali furono i fattori dell'incremento che nel 1700 chiuse questa fase e le cui proporzioni non avevano visto fin allora eguali? Non ci sono risposte esaurienti a ciò ma un decisivo passo avanti lo si è fatto solo grazie alla nuova demografia storica.
Si è infatti aperta nel frattempo una nuova fonte non originariamente di natura demografica, che si è rivelata in assoluto la più importante per analisi di età prestatistica: i registri parrocchiali. Essi contenevano dati riguardanti i battesimi, i matrimoni e le morti e a utilizzarli per primi furono i genealogisti, arrivando poi i demografi storici a sciogliere un bel po' di enigmi sino ad allora insoluti.
Già il famoso economista Thomas Malthus aveva trovato delle risposte a questi interrogativi. Dedito alla conoscenza e alla formulazione di leggi di natura eternamente valide, questo seguace del diritto naturale le cercò e le trovo anche nello sviluppo demografico. Secondo Malthus ogni popolazione ha la tendenza, in base al suo istinto di procreazione, ad aumentare in progressione geometrica; le sue disponibilità alimentari, invece, solo in progressione aritmetica. Dato questo, una data popolazione dovrà necessariamente giungere, col passare del tempo, ai limiti delle proprie risorse alimentari. Non bisogna però dimenticare – continua – i checks repressivi, che distruggendo una parte della popolazione ristabiliscono l'equilibrio, a meno che non siano già intervenuti precedentemente dei checks preventivi che impediscano la nascita della catastrofe.

di Gherardo Fabretti
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