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La struttura fisica della città di Catania

La struttura fisica e l'identità della città di Catania hanno ricevuto una impronta del tutto particolare grazie alla collocazione nell'ambito della regione Etnea. CT è animata da processi economico – sociali e culturali non meno complessi e articolati di PA e rappresenta il baricentro di uno dei maggiori sistemi urbani e territoriali della Sicilia, il solo che mostri evidenti tendenze ad organizzarsi in forme metropolitane. CT sin dal secondo dopoguerra è stata segnata da una rilevante crescita della popolazione, alimentata da elevati tassi di natalità e da cospicui flussi di immigrazione sia provenienti dagli innumerevoli piccoli centri adiacenti sia dal resto della provincia . Lo sviluppi urbano poi era sostenuto dalla diffusa e massiccia espansione edilizia e dalla speculazione fondiaria, dalla politica delle opere pubbliche e dalla lievitazione del terziario, specialmente di quello connesso al pubblico impiego. Alcune attività manifatturiere certamente svolgevano ruoli di primo piano, come quello agroalimentare, quello metalmeccanico, quello farmaceutico – chimico e quello dei componenti elettronici, localizzato a Pantano d'Arci tra il 1954 e il 1958 e gestito dal CASI (Consorzio Area Sviluppo Industriale).
La ventennale crescita ininterrotta di CT subisce una botta d'arresto negli anni Sessanta (comuni di prima corona: San Gregorio, Tremestieri ecc...) ampliata poi dalla metà degli anni 70 (comuni di seconda corona: Belpasso, Nicolosi ecc...) e si manifesta un graduale processo di riflusso della popolazione dal centro ai contigui comuni etnei e a quelli costieri settentrionali, con un conseguente slittamento dell'area urbanizzata al di fuori dei limiti comunali. Una tendenza allo spostamento dal core al ring che si configurò prima come un vero e proprio fenomeno di suburbanizzazione e poi come un parziale fenomeno di disurbanizzazione. Erano fenomeni innescati da un lato dall'espulsione della popolazione dalle aree più degradate del centro storico e dall'altro dalla inevitabile saturazione delle aree edificabili nel territorio. Una crescita non sostenuta né da analoghi fenomeni di decentramento di settori produttivi e del terziario (le città adiacenti dunque si configurano come semplici città dormitorio) né da una diversificazione della base economica, in assenza tra l'altro di indirizzi urbanistici precisi e di piani regolatori.

di Gherardo Fabretti
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