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La teoria di P. Ricouer sulla letteratura


Capitolo II La pietas della critica e i confini del letterario
Oggi più che mai la critica letteraria ha bisogno di uno scambio con la filosofia, deve essa stessa possedere un’anima filosofica, ma che non coincida con quella della teoria della letteratura, confrontandosi invece con l’orizzonte complesso, aperto e polivalente della interpretazione. A proposito di questo è bene citare lo studioso Paul Ricoeur e il suo La mèmoire, l’histoire, l’oubli. Ricoeur nella sua opera ha toccato argomenti fondamentali, quali l’interpretazione, la metafora viva, le modalità del racconto, l’autobiografia, e per ognuno di essi ha fornito approdi sicuri, antidoti contro le varie ubriacature metodologiche della fine del Novecento.
Il primo insegnamento di Ricoeur è quello di sottrarsi alla hybris della teoria, quindi agli eccessi, alle parzialità e al furore che hanno animato e animano tante scelte e prospettive intellettuali attuali. Bando quindi alle aspirazioni critiche totalizzanti, che siano marxiste, decostruzioniste o quel che si voglia.
Non si dia dunque ascolto a chi ha la presunzione di imporre visioni totali, improntate quasi sempre a giudizi sommari sul carattere permanentemente fittizio e artificioso del fare letterario, o a visioni attente solo alle grandi strutture di analisi (le epoche, le mentalità) snobbando il povero avvenimento discreto.
Il libro si costruisce con un abile movimento tripartito, articolandosi in parte fenomenologia, epistemologica ed ermeneutica, ciascuna delle quali è a sua volta tripartita. Qui ci limiteremo a trattare solo i problemi che hanno a che fare con la letteratura e il lavoro del critico letterario, in particolare il problema dei confini del letterario. Domandiamoci dunque quali siano. Parliamo dunque della memoria, della sua salvaguardia, della sua conservazione, della sua riattivazione, e del ruolo che la letteratura riveste in questo. Che ruolo occupa dunque la letteratura nel travaglio generale della memoria e della storia? È quello che si chiede Ricoeur, interrogandoci sull’autenticità e la verità della memoria letteraria, sulla storicità della letteratura e sui suoi diversi livelli, sulla consistenza del passato che la letteratura ci conserva “per dopo” e che guarda “da dopo” e su come essa dia segno della stessa condizione storica.
I critici e gli studiosi non dovrebbero mai dimenticare che nel testo letterario si mischiano spesso testimonianza, documento, finzione, manipolazione. Troppo disinvoltamente i letterati tendono a relegare ai margini la storia letteraria, e viceversa gli storiografi a relegare in un angolo la letteratura, dimenticando entrambi quanto siano legate le due cose. Storico e critico della letteratura, in fondo, affrontano problemi simili: le aporie sulla ricostruzione del passato; i problemi sulla cronologia e sui suoi vari livelli; la periodizzazione. Se la storia si pone come rapporto con la memoria , come suo recupero e rappresentazione, la critica letteraria non può fare a meno di confrontarsi con la memoria che ogni testo accumula in sé, acquisisce e trasmette, proprio per la sua natura di testo.

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