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La teoria di scelta direzionale

La differenza tra teoria di scelta tradizionale e teoria di scelta direzionale è che nella prima la scelta dell’individuo è analoga a quella dell’uccello che, dopo avere ispezionato dall’alto un vasto appezzamento di terreno si cala direttamente sul punto maggiormente preferito, mentre nella seconda la scelta del soggetto è simile a quella di un verme che, da una posizione qualsiasi, segue una direzione e si muove lungo di essa, esprimendo preferenza solo per punti vicini a quello in cui si trova.
Si considerino solo due beni e il vincolo di bilancio AB: il consumatore è un soggetto razionale che, dati i prezzi dei beni e il reddito, parte da un punto nell’insieme di bilancio delimitato dalla retta AB e si muove nella migliore direzione alla ricerca di un punto di saturazione, che si troverà sulla retta di bilancio AB. L’aspetto rilevante è rappresentato dalla limitazione posta sull’insieme di scelta, che risulta costituito dalle alternative entro una data area geografica preferita, o entro una data storia di vacanze effettuate in precedenza dal soggetto.
Sia M il paniere acquistato e il punto di saturazione relativamente all’insieme di bilancio: vi sarà un N ≠ M nell’insieme di bilancio a partire dal quale esiste un sentiero di ricerca che conduce a M. I tre assiomi della teoria sono:
- a ogni punto regolare, cioè non di saturazione, corrisponde un elemento lineare tale che qualsiasi direzione in uno dei due semipiani chiusi da esso delimitati è di non preferenza e tutte le altre sono direzioni di non preferenza;
- tutte le direzioni che si allontanano da un punto di saturazione sono direzioni di non preferenza;
- se MB è una direzione limite per M, indicato con K un punto sulla semiretta MB, si ha che MB è una direzione di non preferenza per K.
Questa impostazione consente di pervenire a funzioni di domanda di beni perfettamente definite senza dover ricorrere all’apparato formale della massimizzazione delle funzioni di utilità, e di incorporare alcuni fenomeni estranei alla teoria tradizionale. Inoltre, si ha la possibilità di segmentare la domanda turistica secondo i diversi modi di scelta, in modo da distinguere due tipologie di turisti:
- turisti innovativi: limitatamente influenzati dalle abitudini e dal contesto e orientati a conoscere il mercato dell’offerta, il cui comportamento potrebbe essere più prossimo ai canoni di scelta neoclassici;
- turisti abitudinari: per i quali assumono rilievo le componenti “abitudine geografica” e/o “abitudine di consumo”, il cui comportamento è meglio interpretato dalla teoria di scelta direzionale.
di Elisabetta Pintus
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