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La variabilità di linguaggio

La variabilità di linguaggio è anche legata alla cultura. Tra linguaggio e cultura, tra ciò che un gruppo sociale pensa, crede, e una particolare modalità dell'espressione di questo pensiero, credenza, esiste un rapporto di interazione, e può essere inteso in due modi:
1) il linguaggio non è neutro, le sue variazioni esprimono diverse valutazioni sociali. Ad es, parlare nella lingua standard di una società è considerato un elemento di prestigio e di riputazione sociale e, come tale, è valorizzato; al contrario, esprimersi attraverso l'uso del dialetto, dunque in forme linguistiche non standard, comporta una valutazione negativa, in quanto riconosciuto proprio di strati sociali inferiori, non istruiti o marginali.
D'altra parte certi gruppi marginali o minoritari, riconoscono alla propria lingua un valore; ad es, alcuni gruppi devianti o giovanili inventano particolari gerghi che svolgono una funzione di identificazione collettiva. La lingua è dunque un mezzo che direttamente esprime valori positivi, legate prestigio e al potere sociale, o negativi, legati alla marginalità o inferiorità sociale. Funziona, inoltre, da simbolo in cui gli appartenenti a una stessa comunità si riconoscono, così come avviene nelle rappresentazioni collettive di cui parlava Durkheim.
2) il linguaggio "parla" la cultura di un gruppo sociale, nel senso che il suo vocabolario riflette la cultura a cui serve. Una prospettiva molto forte sul rapporto tra cultura e linguaggio è stata espressa con l'"ipotesi relativistica" di Sapir-Whorf, secondo cui la struttura di una lingua condiziona il modo in cui l'individuo comprende e percepisce la realtà. Secondo questa ipotesi, il nostro "mondo reale" è ciò che il nostro linguaggio ci consente di nominare.
di Manuela Floris
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