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Lavori portuali a Brindisi


Per quanto riguarda il porto di Brindisi, nel momento in cui stava per aprire il canale di Suez, il porto di Brindisi, sarebbe potuto divenire il più importante collegamento, tra l’Europa e l’oriente. Per questo, ancor prima dell’apertura del canale, molti si auspicavano che lo Stato intervenisse per effettuare dei lavori al porto di Brindisi, per renderlo uno dei più competitivi (lavori che riferiti alle escavazioni per aumentare la profondità del porto) per rendere migliore il territorio vicino al porto (in quanto la ------ vicino alla ferrovia), per costruire i docko (magazzini che avrebbero contenuto carbone e altri materiali). Questi lavori, anche se più volte invocati da parlamentari regionali, non furono mai realizzati, e se iniziati, venivano ritardati così tanto da non essere mai ultimati; uno dei pochi sussidi che stava per esser realizzato con l’intervento del ministero dei lavori pubblici e il cavalier Antonio Gabinelli, ma per via di una clausola contrattuale istituita all’ultimo monento, quest’accordo saltò.
Un altro evento che dimostrava la poca importanza del porto di Brindisi, fu la dichiarazione dell’eliminazione del porto franco (come erano Ancona e Messina, che nel frattempo rimasero franchi). Anche dopo il 1870 fino al 1914 nonostante il passaggio della Valigia delle Indie (che non si fermò a Brindisi dato li degrado ambientale del porto, ma si fermò a Marsiglia) non furono stanziati denari per nuovi lavori. Tanto è che la valigia delle Indie, nell’ultimo periodo trasportava solo pacchi, posta e le poche persone che volevano risparmiare un giorno di viaggio.
Nel 1914 la compagnia decise di non attraccare più a Brindisi ma spostarsi appunto a Marsiglia dove furono stanziati diversi fondi.
Tanto è che altre compagnie come la Peninsular And Oriental, Società puglia, ecc. ridussero i loro attracchi a Brindisi, infatti all’inizio della prima guerra mondiale non furono nemmeno effettuati i lavori.


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