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Le associazioni nuove, rare e utili nella creatività

L’associazionismo ha dato un’interpretazione del pensiero creativo fornendo una base teorica e un preciso metodo d’indagine. Mednick ritiene che l’aspetto più importante del pensiero creativo sia costituito dalla diversa combinazione associativa e definisce tale pensiero come la capacità di mettere insieme in modo utile idee di solito lontane l’una dall’altra.

Tali legami associativi si caratterizzano per la novita, la rarità delle associazioni stesse ma anche per l’utilità. La scoperta creativa può essere agevolata da serendipità (contiguità accidentale), associazione rara (tra elementi somiglianti, di stimoli e risposte, anche se diversi e indipendenti tra loro), mediazione (che avvicina elementi distanti tra loro attraverso passaggi intermedi).

Rubini (1980) evidenzia che per Mednick gli individui si differenziano tra loro per la quantità di informazioni possedute (chi ha maggiori elementi da associare avrà maggiore probabilità di arrivare ad una situazione creativa), l’impostazione mentale.

Ogni individuo ha una “personale struttura associativa mentale” che può avere una forma ripida (con associazioni prossime) o una forma piatta (con associazioni remote). La base della creatività sta nella forma piatta, poiché quegli individui che agli stimoli provenienti dall’ambiente danno risposte infrequenti e originali arrivano a soluzioni innovative con maggiore probabilità. In merito a ciò, Mednick ha costruito il RAT (Remote Associate Test) che permette di rilevare le capacità creative ai soggetti esaminati.

Sebbene Rubini rilevi il contributo importante degli associazionisti, non è tuttavia possibile ridurre ad un solo processo cognitivo, cioè al processo delle mediazioni associative, l’intero processo creativo. Altri studi concordano nel ritenere che la mente lavori non soltanto analizzando i dati del problema per poi metterli insieme induttivamente o deduttivamente, ma che sia in grado di produrre anche elementi nuovi.
di Domenico Valenza
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