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Le condizioni operative gestionali (tipologia, regime, e comportamento dei costi)

Le imprese di servizi pubblici sono caratterizzate da “costi decrescenti” e “rendimenti crescenti”. Questa caratteristica si evidenzia entro i limiti della capacità produttiva di ciascun impianto: la curva dei costi fissi, infatti, si sposta su un livello superiore assumendo la tipica forma a scalino così come aumenta a scatti la capacità produttiva.
La curva dei costi medi, pertanto, al passaggio da una dimensione produttiva all’altra subisce un innalzamento repentino prima di ricominciare la sua discesa verso il fondo del quadrante, dando luogo a un fascio di curve che dall’alto si muove verso una linea asintotica (all’asse delle ascisse) che rappresenta il punto più basso che la curva di costi medi può assumere.

La pendenza e inclinazione della curva dei costi medi (che naturalmente è funzione di costi fissi e costi variabili) dipende essenzialmente da due condizioni:
l’incidenza sul totale dei costi fissi e variabili. Al crescere dei costi fissi un aumento della pendenza della curva dei costi medi al crescere della produzione, mentre più crescono i costi variabili e la loro incidenza sui costi totali più la curva di costi medi riduce la variabilità e la pendenza. Strettamente collegato con l’andamento della curva dei costi medi è il comportamento dei costi marginali che sono elevati se alta è la proporzione dei costi variabili e sono bassi quando è elevata l’incidenza dei costi fissi sui costi totali.
il peso della “riserva di capacità” che l’impresa di pubblici servizi è tenuta ad istallare per far fronte agli obblighi di servizio assunti.

Le imprese di servizi e in particolare le public utilities per motivi di carattere tecnico (legato ai caratteri dei servizi) e per motivi legati alla regolamentazione devono possedere per ciascun impianto e nel complesso aziendale una capacità produttiva pari (ma spesso anche superiore) alla punta di domanda.
Tale esigenza collegata alla impossibilita di detenere scorte e alla necessità (per alcuni servizi) di corrispondere senza attesa alle richieste dell’utenza, impone alle imprese di disporre di una capacità produttiva di molto superiore alla linea di domanda media, che rappresenta il livello minimo di potenza/capacità necessaria per soddisfare pienamente la domanda.
Questa situazione determina un rilevante GAP tra capacità disponibile e capacità mediamente utilizzata per soddisfare la domanda; quanto è più elevato questo GAP tanto meno questi impianti sono utilizzati nella loro massima potenza possibile e -> tanto maggiori sono i costi fissi che non trovano conveniente copertura o che è necessario spalmare sulle unità di servizio prodotto. L’entità della capacità sprecata pertanto influisce sulla dimensione dei costi fissi e sulla sua incidenza sui costi totali.

Naturalmente il rapporto tra costi fissi e costi variabili esprime in forma sintetica il modo di reagire dell’impresa alle variazioni dei volumi di produzione. Se i costi fissi hanno un’incidenza elevata l’impresa è più vulnerabile rispetto a diminuzioni della domanda, ma d’altro canto la stessa ha elevate potenzialità strutturali che si traducono in un maggiore lunghezza del tratto decrescente della curva del costo medio e maggiori opportunità di conquistare la leadership di costo in un eventuale contesto concorrenziale. Oltre ai costi degli impianti, anche alcuni costi di esercizio possono essere fissi o relativamente rigidi (spese di manutenzione e riparazioni, le spese di rinnovamento e gli oneri finanziari, i canoni annualmente pagati per le concessioni e la quota del costo di acquisto dell’eventuale licenza di esercizio.

NB: andamento costi/ricavi in funzione della velocità (servizio ferroviario). La crescita dei ricavi sarà particolarmente lenta finchè la velocità rimane bassa ed inferiore a quella consentita dall’auto; quando la velocità diviene concorrenziale rispetto agli altri mezzi di trasporto la curva dei ricavi comincia a crescere rapidamente per raggiungere il punto di massimo quando la crescita delle tariffe rende il trasporto ferroviario meno competitivo rispetto ad altre modalità di trasporto. La curva dei ricavi presenta un andamento asintotico in quanto il n° dei viaggi non può superare la potenzialità massima della rete.

Il conseguimento delle migliori condizioni di efficienza (tecnica e allocava) è frequentemente collegato alla dimensione operativa dei singoli impianti e alla dimensione dell’impresa nel suo complesso. (tanto più grande era la dimensione tanto maggiore poteva essere l’efficienza)
Questa considerazione costituiva nel passato la principale giustificazione della “scelta monopolistica”.

L’economia di scala (che costituisce la forma più diffusa di efficienza tecnica) era appunto il fenomeno attraverso cui venivano conseguiti risultati e prestazioni in termini di costi via via migliori al crescere della dimensione dei singoli impianti di produzione, nonché dell’impresa nel suo complesso. In termini generali l’economia di scala deve intendersi come quel fenomeno che genera maggiore efficienza economica nella produzione di beni e servizi per effetto della circostanza che un impianto di capacità doppia di un altro richieda investimenti meno che doppi e che impianti e imprese di dimensioni maggiori consentono un più alto, intenso e ampio livello di sfruttamento delle risorse. Tuttavia, il progresso tecnico spesso ha prodotto una riduzione della dimensione minima efficiente (così da consentire alle imprese di più piccole dimensioni di comptere con le più grandi); inoltre non sempre l’aumento della dimensione produce un aumento continuo delle economie di scala, nel senso che superati certi livelli, si va incontro a fenomeni di diseconomie.

Il miglioramento dell’efficienza tecnica (grado di produttività) e economica (minimizzazione, contabilizzazione dei costi) tuttavia non è connesso solo al fenomeno delle economie di scala ma anche ad altri fenomeni che collegano le condizioni interne dell’impresa con le condizioni esterne e le variabili ambientali. Tali fenomeni riguardano:
economie di integrazione tra una fase e l’altra della filiera -> verticalizzazione (tipiche dei settori nei quali l’integrazione verticale consente di conseguire economie nei c.d. costi di transazione).
economie di scopo, che attengono alla valorizzazione degli aspetti sinergici dei costi che si sostengono. (collegate alla produzione congiunta di più beni o servizi e che consentono di conseguire economie attraverso i vantaggi e le sinergie reciproche di linee di produzione e attività diverse). La presenza di economie di scopo giustifica l’esistenza di un tipo di produzione multiprodotto (es ospedali con più reparti) piuttosto che ad es ospedali specializzati.

Economie di densità: che attengono all’utenza, a un parco clienti tanto più denso, tanto più efficiente. (collegate al fattore esterno della variabile ambientale e della densità dell’utenza; si tratta di economie che si conseguono nella fase della distribuzione dei servizi e sono collegate alla dimensione territoriale e spaziale del mercato e alla densità dell’utenza).
Economie di esperienza: attengono all’apprendimento, al know-how, etc (collegate all’accumulo di esperienza maturata col tempo e che consentono risparmi di risorse e/o riduzione degli sprechi).
In passato si riteneva che la massimizzazione del profitto rappresentava un’approssimazione teorica degli obiettivi perseguiti da un’impresa privata; mentre ciò non era vero con riferimento alle imprese pubbliche o regolamentate dall’intervento statale. Oggi con l’apertura della concorrenza non è più cosi.

Convergenza degli obiettivi -> sintetizzare in: Efficienza produttiva (concetto più generalistico): assenza di sprechi. (l’assenza di sprechi rappresenta una condizione in ogni caso irrinunciabile.
di Alessia Chiovaro
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