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Le cronache dei martiri in età imperiale

Un’importante fonte di conoscenza dei supplizi in età imperiale è costituita dalle cronache dei martirii, le passiones, anche se non sempre molto attendibili perché redatte postume. Il quadro generale che ne risulta è quello dell’applicazione della procedura penale ordinaria da parte dei magistrati e di una serie di tentativi condotti dalle autorità per evitare il peggio, come ad esempio molteplici esortazioni a ritrattare. La richiesta di Plinio e il responso di Traiano: la diffusione del cristianesimo (quindi cantare le lodi a Cristo e non all’imperatore e agli dei) era un fenomeno diffuso in provincia, in città e in campagna, tra gente di ogni età e condizione sociale, tanto da indurre Plinio il Giovane, allora governatore della Bitinia, a chiedere al princeps Traiano una norma precisa da seguire. Nel mondo romano un’associazione tra religione e politica era assai forte. Come è stato giustamente notato nel corso del II e del III secolo, in cui si intensificarono gli episodi persecutori, l’inizio della crisi politica nel mondo romano, le calamità rovinose che spesso accompagnavano guerre e invasioni, il senso di insicurezza crescente nelle popolazioni dell’impero, devono aver acuito i lati più superstiziosi di questa religiosità averla indirizzata alla ricerca di capri espiatori per quelle che venivano sentite come manifestazioni dell’ira divina. Non è un caso, infatti, che l’accusa rivolta sistematicamente ai cristiani sia quella di ateismo. Eusebio di Cesarea: Eusebio fu vescovo di Cesarea nei primi anni del IV secolo d.C.; egli costituisce una fonte attendibile perché riferisce di fatti avvenuto in tempi non troppo lontani, si basa su una documentazione di prima mano, è alieno dall’aggiungere elementi fantastici o non provati alla propria narrazione. Nella Storia
Ecclesiastica, redatta intorno al 303, purtroppo non giunta fino a noi, racconta del martirio di Policarpo, vescovo di Smirne e di altri martiri avvenuti a Lione. Qui i cristiani all’inizio ella persecuzione erano esclusi dalle case, dalle terme, dal foro, la loro libertà di movimenti era limitata, fino a giungere poi all’incarcerazione
di massa. In linea generale i processi, le condanne e le esecuzioni rientrano nel quadro della normale procedura. Sul supplizio dei condannati e sullo spettacolo pubblico degli spettatori, la tradizione cristiana costruisce l’ideologia e la teologia della morte per la fede.
di Alessia Muliere
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