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Le origini del contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato, denominato “tirocinio” dal codice civile è caratterizzato dal ricorso, sul mercato del lavoro, all’opera dei giovani bisognosi di qualificarsi professionalmente.
L’esigenza cui tradizionalmente ha risposto il rapporto di apprendistato è stata quella di fare conseguire al lavoratore una qualifica professionale, cioè di fare apprendere attraverso il tirocinio, cioè l’addestramento sul posto di lavoro, un mestiere e, quindi, di mettere il lavoratore in condizione di vedersi assegnate delle mansioni e la relativa qualifica.
Il contratto di apprendistato ha continuato a svolgere la sua funzione nel settore dell’artigianato, ma spesso nella media e grande impresa non è stato utilizzato per svolgere la sua funzione tipica, e cioè l’apprendimento di un mestiere, ma è servito ad impiegare giovani in qualità di apprendisti, come qualifica preliminare alla qualifica contrattuale definitiva, e ciò al fine di godere di un sostanzioso alleggerimento del costo di lavoro (minore retribuzione e ridotti contributi previdenziali).
D’altronde, nelle grandi e medie imprese esso era stato largamente sostituito dal contratto di formazione e lavoro (c.f.l.), caratterizzato dalla concessione di significativi incentivi e vantaggi economici, ma anche da minori obblighi sia formativi sia di tutela del lavoro rispetto al contratto di apprendistato.
Sono dunque comprensibili le ragioni per cui la riforma del mercato del lavoro attuata con il d.lgs. 276/2003 ha ridisegnato l’intero settore dei contratti formativi, unificandoli nel nuovo contratto di apprendistato e suddiviso in 3 diverse specie o c.d. tipologie.
Nel contempo la nuova normativa ha in parte “congelato” il c.f.l., impedendo la stipula di ulteriori contratti di formazione e lavoro nel settore privato..
In sostituzione del c.f.l. è stato introdotto il contratto di inserimento, la cui finalità formativa risulta marginale rispetto a quella di agevolare, tramite addestramento sul posto di lavoro, l’occupazione di lavoratori appartenenti alle c.d. fasce deboli.
di Stefano Civitelli
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