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Le origini della riforma protestante, 1517,1521

Negli anni 1517-21, la storia della riforma, proprio alle sue origini, presenta un interessante caso di comunicazione mancata all’interno della chiesa: da un lato Martin Lutero, dall’altro il suo vescovo ordinario, Hieronymus Schulze, quindi l’arcivescovo Alberto di Brandeburgo, poi ancora il papa Leone X e infine l’imperatore Carlo V. Lo svolgersi degli eventi è dipeso sia dal costume, sia dai condizionamenti ambientali, ma soprattutto dai personaggi ora ricordati, cioè dalle loro libere decisioni o da negligenze e rinvii. Sono eventi che hanno segnato radicalmente la storia della Riforma della Chiesa nel primo Cinquecento. Secondo la storiografia tradizionale la Riforma prende avvio il 31 ottobre 1517, vigilia della festa di Ognissanti, anche la data in cui, secondo il racconto tradizionale, Martin Lutero, giovane professore agostiniano del convento di Wittenberg, avrebbe affisso alla porta della chiesa del castello il testo delle 95 Tesi sulle indulgenze. Il documento più antico che attesta il fatto si trova nell’introduzione al secondo volume delle opere latine di Lutero. La scrisse Melantone nel 1546, qualche mese dopo la morte del riformatore. Il valore di questa testimonianza fu messo in dubbio da Erwin Iserloh, il quale è ritornato più volte sull’argomento. Egli fece notare innanzitutto che si trattava di una testimonianza tardiva, posteriore di circa 30 anni al fatto, e non confortata da nessun accenno precedente; ma più ancora che proveniva da un teste che a quella data non si trovava a Wittenberg: Melantone era allora a Tubinga e sarebbe giunto a Wittenberg solo l’ano seguente. La critica dell’Iserloh, non si limita all’origine leggendaria dell’affissione delle Tesi, ma propone in evidenza le ragioni per cui i fatto non poteva essere accaduto, almeno in quei termini.


di Alessia Muliere
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