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Le parole degli storici

Per rendere conto della realtà che sta esaminando, lo storico deve servirsi di categorie e concetti compresi dal pubblico; infatti non esiste discorso senza classificazioni o divisioni in periodi, ossia senza divisioni cronologiche di uno spazio temporale manifestatamente continuo, le quali permettono di distinguere i tratti della sua intellegibilità. Ciò è alla base di “tempo di transizione” che Jacques Heers utilizza parlando dei secoli XIV e XV. Il termine Riforma, ha come caratteristica il fatto di essere comune all’intera storia della chiesa fin dai primi secoli. Ma al tempo sesso serve per designare dei periodi ben determinati o più precisamente dei movimenti, della storia religiosa occidentale: la riforma gregoriana, ai secoli XI e XII, e ciò che si è chiamata comunemente la Riforma, con la maiuscola, per designare l’avvento del Protestantesimo nel scolo XVI. Questo monopolio del concetto di Riforma a vantaggio del Protestantesimo è stato rinforzato dalla creazione dell’idea di una Controriforma che designa l’azione, subito intesa come difensiva, del cattolicesimo. La sua origine è attribuita a Johann Stephen Putter (morto nel 1807), giurista di Gottingen, il quale nel 1776 designava col termine di Gegenreformation (Controriforma) il ritorno al cattolicesimo di alcuni territori divenuti protestanti, dandogli così un significato temporalmente e geograficamente circoscritto. Con la pubblicazione dal 1880 al 1908 della sua opera La storia tedesca nell'età della Controriforma, Moritz Ritter conferisce popolarità al termine Controriforma anche oltre i confini della Germania. Ludwig von Pastro,l’autore della monumentale Storia dei Papi e J. Schmidlin sostituiscono a quel termine la denominazione di Restaurazione cattolica, facendo credere così di volere assecondare l’idea di una reazione all’urto del Protestantesimo. Risulta inoltre che la terminologia e i dibattiti che essa implica sono nati nell’ambito della storiografia tedesca e dipendono dalle diverse opzioni confessionali di un paese a composizione mista dove non mancano coloro che considerano il cattolicesimo tridentino come un’anti-riforma protestante. Il termine Controriforma è stato tuttavia communente accettato e utilizzato dagli storici cattolici: la Riforma è protestate, ed è preceduta da una Pre-riforma di tipo evangelico e seguita per reazione da una Controriforma messa in atto dalla Chiesa romana. Nel 1929 Luciene Febvre ai termini Pre-riforma, Riforma e Controriforma, preferisce quelli di Rinnovamenti, Rivoluzioni e Revisioni: tre tappe di una stessa vicenda religiosa che supera i limiti della riforma pur inglobandola, che non si assorbe in se stessa al punto di meritare che la terminologia sopprima tutto ciò che essa stessa contiene. Per Hubert Jedin, la Riforma cattolica comprendeva diverse fasi: la prima trova le sue origini alla fine del Medioevo con la devotio moderna e il ritorno all’osservanza degli ordini religiosi. Dal 1540 vi è la preparazione, più vicina alla fondazione dei Gesuiti e al consolidamento del disegno riformatore del papato. La terza fase coincide con la riunione del Concilio di Trento; e la quarta, che ha inizio con l’attuazione delle decisioni conciliari, si estende in seguito su un lungo periodo. La Controriforma è un fenomeno di autodifesa ce si può considerare ancora iniziato nel 1520 contro Lutero, poi la creazione dell’Inquisizione romana nel 1542, e lo sviluppo dell’Indice dei Libri proibiti. È indicativo che il dibattito terminologico ebbe la sua risonanza maggiore innanzi tutto i Italia, ma anche in Germania; un binomio, quello di Riforma/Controriforma oggetto di consensi e citriche. Il titolo di questo libro usa il termine Riforma per diverse ragioni; anzitutto perché la scelta è coerente con la tesi del libro stesso che consiste nel vedere, nell’articolarsi dei decreti dogmatici e disciplinari, la chiave del successo duraturo del Concilio di Trento.

di Alessia Muliere
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