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Le privatizzazioni dei grandi monopoli pubblici

Nell’ambito delle public utilities le privatizzazioni hanno avuto ad oggetto imprese che, nella quasi totalità dei casi, operavano in regime di monopolio e, in genere, in forma di impresa verticalmente integrata. Quindi le privatizzazioni hanno dovuto realizzarsi congiuntamente alle politiche di liberalizzazione volte a promuovere la concorrenza dei mercati. Un aspetto peculiare del processo e di grande interesse è dunque l’analisi del legame che intercorre tra le due tipologie di processi: quello di privatizzazione e quello di liberalizzazione, nell’ipotesi di imprese nazionali monopolistiche.
Dal punto di vista della politica industriale è evidente che realizzare privatizzazioni lasciando inalterato il regime monopolistico di mercato avrebbe prodotto un risultato limitato al passaggio da una situazione di monopolio pubblico a un monopolio privato. Cioè è quanto in ogni paese si è cercato di evitare prevedendo, prima di procedere alle privatizzazioni, processi di liberalizzazione e regolamentazione nei settori caratterizzati da condizioni di monopolio naturale. Ne è scaturito uno schema teorico di privatizzazione dei monopoli articolato secondo le seguenti linee guida.
Disintegrazione verticale delle imprese monopolistiche (unbundling), isolando i segmenti di attività caratterizzati da monopolio naturale (la gestione della rete) e sottoponendo i medesimi ad una regolamentazione tesa ad evitare ogni abuso di posizione dominante e pratiche di sussidio incrociato con i segmenti concorrenziali.

NB: I tre momenti della filiera sono: produzione, distribuzione e vendita; queste tre attività in regime monopolistico sono svolte da un unico soggetto.

1° fase [1° cosa da fare]: separare queste fasi della filiera (processo di unbundling, di separazione). L’unbundling secondo i principi europei deve essere almeno contabile, quindi una separazione di tipo contabile (principio minimo). E’ possibile che la separazione vada oltre ed essere anche di tipo societario (più accentuata)
Liberalizzazione degli altri segmenti per stimolare l’ingresso di nuovi operatori e quindi la concorrenza, la capacità di innovazione, l’innalzamento dei livelli qualitativi delle produzioni, la riduzione delle tariffe per l’utenza.
Strumentalmente ai precedenti due punti, istituzione di organismi di regolamentazione indipendenti (rispetto alle coalizioni politiche di governo) con forti poteri di regolamentazione e compiti sia di promozione che di tutela della concorrenza e di difesa degli interessi dei consumatori.
Prima di accedere alla fase effettiva di privatizzazione dobbiamo istituire un’autorità indipendente (rispetto al soggetto politico) che controlli il settore e si occupi della regolamentazione: Authority di settore.
privatizzazione delle imprese pubbliche (effettiva privatizzazione) nel mutato scenario istituzionale e di mercato: costituzione S.p.a e cessione quote nel mercato.
Gli operatori che hanno interesse a sottoscrivere le quote devono valutare il:
rischio di regolamentazione: cioè i vincoli ai quali è sottoposto perché parliamo di settori non completamente liberi ma regolamentati. I rischi di regolamentazione vengono valutati attentamente prima della sottoscrizione delle azioni perché l’attività di queste imprese è molto vincolata e vincolante.
Nb: la regolamentazione deve essere emessa prima che avvenga il processo di privatizzazione
Operando secondo questo schema generale, le privatizzazioni si rendono strettamente complementari con la deregolamentazione e, di conseguenza, i risultati ottenibili si compongono in un insieme di finalità reciprocamente correlate:
concorrenza in tutti i segmenti di attività non gravati da monopoli naturali o altre barriere all’entrata
gestione unitaria della rete compatibile con la liberta di accesso da parte di più operatori, in condizioni trasparenti e non discriminatoirie
controllo esercitato dal mercato sull’operato del management, attraverso il rischio di take-over (scalate e cambiamenti nell’assetto proprietario) e quindi forte tensione all’efficienza, all’efficacia e all’economicità di gestione.
Notevoli effetti benefici per la finanza pubblica, per gli ingenti introiti derivanti dalle dismissioni e dai minori fabbisogni di capitali pubblici per la capitalizzazione e la gestione delle imprese.

di Alessia Chiovaro
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