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Le radici della cultura di Dionisotti


Alla base di questa attenzione al conflitto, di questo bisogno di cercare nella cultura degli uomini delle scelte forti e rigorose, di avvertire il richiamo delle improrogabili necessità storiche, ci sono alcune essenziali radici della cultura di Dionisotti. C’è il richiamo della austera tradizione risorgimentale, quella del laborioso e severo Piemonte; c’è l’eco di quella parte della cultura di inizio secolo che aveva resistito ai velleitarismi , agli irrazionalismi, alle amplificazioni spettacolari, al ripiegamento interiore e all’esplorazione del negativo. C’è quella cultura del conflitto, dell’opposizione e dello scontro, dell’affermazione di valori verificabili che si oppongano ad ogni forma di provvisorietà, di inconsistenza e di colpevole inerzia; quel bisogno di energia che aveva alimentato la Torino di Gramsci e Godetti e che era ancora nell’aria negli anni della formazione di Dionisotti.
Dionisotti è il critico che richiama ad una cultura severa, ad un lavoro che non si esaurisce in delizie estetico – poetiche e che dia invece luogo ad un confronto continuo con la concretezza, col rigore, con le cose da toccare: un vigoroso richiamo della necessità di costruire qualcosa di solido per rispondere all’esigenza dei tempi.
La sua Geografia e storia della letteratura italiana è un tentativo di ritrovamento della specificità della nostra letteratura proprio nel rapporto e nel conflitto tra i diversi centri culturali, nella ricchezza di esperienze e di identità che in essi si manifestano, nella tensione unitaria che si definisce proprio attraverso il conflitto, nel rilievo che vi assumono i modelli letterari e la nozione umanistica della “perenne, lucida validità del discorso, della scrittura”.
Significativo, a tal proposito, è la preferenza di Dionisotti per Niccolò Machiavelli, a cui dedicò un ampio libro, contravvenendo al suo abituale sdegno verso monografie e volumi organici. Machiavelli è il rigore, la precisione ma anche il senso del gioco e del limite, la denuncia delle velleità astratte, delle illusioni e degli inganni su cui si trama la vita collettiva; è la volontà di capire, di tenere sempre gli occhi aperti, il senso civile, l’attaccamento alla propria patria e alla propria lingua.
Dionisotti è ora più che mai una figura da seguire e da imitare, in mezzo alle velleità e alle illusioni della nostra epoca, fatta di virtualità e di sogni pedestri, Dionisotti è un eccezionale maestro di resistenza che ci trae fuori dalle derive da cui siamo presi.

di Gherardo Fabretti
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