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Le relazioni industriali in Italia del dopoguerra

Per un biennio dalla fine della guerra il punto centrale della politica confindustriale fu la questione dello sblocco dei licenziamenti. Esso era considerato fondamentale per avviare la ristrutturazione industriale e la conversione produttiva. Questo fine era strettamente legato alla piena restaurazione dei poteri della dirigenza e della proprietà nelle aziende.

Tuttavia, in una situazione di iniziale debolezza politica successiva alla liberazione, il 27 settembre 1945, fu firmato un accordo interconfederale che prevedeva per un periodo limitato di tempo, poi rinnovato, il blocco dei licenziamenti. Il decreto emanato il 9 novembre 1945 che introduceva la CIG, si calò in un contesto sociale in cui la rigidezza del sindacato nel difendere l'occupazione contr31stava con la necessità di favorire la ristrutturazione produttiva.

Sul fonte salari, l'accordo interconfederale del 6 dicembre 1945 che introduceva la scala mobile, poi estesa al centro - sud il 23 maggio 1946, ebbe effetti positivi nel contenere la conflittualità sociale. Il difetti dell'adeguamento dei salari fu il l'appiattimento a causa della non differenziazione del punto di scala mobile fra le categorie, anche se diverso per provincia, sesso ed età. Nel dopoguerra tale appiattimento si connetteva allo sforzo del sindacato di sindacalizzare anche gli impiegati coinvolgendoli in contratti uni ci di categoria.
Dal giugno 1946, il tema dello sblocco dei licenziamenti divenne una questione non solo inerente le relazioni industriali ma anche i rapporti col governo. Quando dopo in referendum istituzionale fu lanciato il "premio della Repubblica" quale gratifica straordinaria per le maestranze la CGII, che era contraria, trattò per scambiare la concessione del premio con lo sblocco dei licenziamenti. Esso fu autorizzato con D.L. 30 settembre 1946 ma ebbe applicazione pratica solo dopo l'estromissione delle sinistre dal governo (maggio' 47).

Le scelte di politica finanziaria e monetaria del governo necessarie per risanare la finanza pubblica e per stabilizzare la lira, costrinsero gli imprenditori a fronteggiare il maggior costo del denaro con massicci licenziamenti. Questo causò il fisiologico indebolimento del sindacato.

Che la CGII si trovasse in posizione di maggior forza, lo dimostrano sia l'accordo con la CGIL sulle commissioni interne del 7 agosto '47, che riservava ad esse solo funzioni di rappresentanza del personale, cancellando le competenze di organo di collaborazione alla produzione (ma questo era interesse anche della stessa CGIL); sia la revisione della scala mobile del 28 novembre 1947 che era più favorevole alla parte datoriale. Più complessa è la linea tenuta dalla CII verso le scelte politiche deflazionistiche note come "linea Einaudi": si tratta di una linea favorevole e di appoggio per il significato di stabilizzazione economica e di ricostruzione nel quadro politico-economico occidentale che il Piano Marshall comportava. All'interno della CGII non mancarono però i malumori provenienti dalla piccola e media impresa che si sentivano colpite dalla stretta monetaria. La conseguenza fu una perdita di iscritti, soprattutto piccoli imprenditori che non si sentivano rappresentati da un'organizzazione dominata dalla grande industria.
Anche in riferimento al Piano ERP, il favore della CGII era attenuato dal timore di nuovi vincoli di gestione economica provenienti dalla creazione degli istituti di amministrazione del Piano.

Comunque l'alleanza politica fra CGII e DC fu cementata dal netto favore che gli industriali italiani dettero alla battaglia anticomunista e dal loro supporto economico ed organizzativo necessario alla vittoria elettorale della DC il 18 aprile 1948.

di Cristina De Lillo
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