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Le ripercussioni della colonizzazione sull'Europa

La scoperta delle Indie Occidentali è stata veramente utile per l'Europa? Se lo chiese l'Académie Francaise nel 1788 bandendo un concorso a tema. Un partecipante anonimo rispose che se gli europei avessero impiegato tempo e denaro per sistemare le cose a casa loro piuttosto che spendere denaro in missioni improbabili in India il suolo europeo ne avrebbe tratto giovamento enorme in produttività e trasporti. Il trattatello vinse la gara; non era evidentemente il solo a pensarla così.
Il discorso andrebbe affrontato in maniera più globale: se è vero che dal punto di vista dell'anonimo pamphlettista l'Europa non trasse molto giovamento, ci sono stati altri settori che l'autore intenzionalmente trascura e che invece ne guadagnarono in profitto. Ad esempio il capitale mercantile europeo, che poté crearsi quella sfera d'azione di cui aveva bisogno per il suo sviluppo e a cui seppe dare l'adeguato assetto tecnico e organizzativo. L'articolo d'esportazione per eccellenza era lo zucchero e non a caso Chaunu diceva che la curva di sviluppo del Brasile coincideva con quella dello zucchero. La curva dello zucchero andava di pari passo con quella della tratta degli schiavi, che divenne uno dei traffici preferiti degli europei. In Africa il monopolio era dei portoghesi e degli intermediari bianchi – i contradatores – mentre gli spagnoli per la loro manodopera nelle Indie Occidentali utilizzarono il famigerato asiento: esso in origine indicava qualsiasi accordo stipulato tra il sovrano spagnolo ed un privato cittadino. In seguito (tra la fine del sec. XVI e il XVIII) divenne sinonimo di contratto per l'importazione di schiavi negri nelle colonie spagnole in condizioni di monopolio (asiento de negros). Fu concesso dapprima a privati, poi a compagnie di navigazione o a stati stranieri, per periodi di diversa durata, finché la tratta degli schiavi non venne liberalizzata (decreti del Re di Spagna, 1789 e 1791).
Eppure quando si parla dell'importanza delle colonie occidentali si parla soprattutto di argento messicano e peruviano. Anche l'oro di Santo Domingo non era trascurabile e nemmeno le perle erano poche ma l'argento costitutiva l'80% delle importazioni spagnole. Ciò ha portato alla ormai superata teoria che furono le enormi quantità d'argento spagnole ha creare la famosa rivoluzione dei prezzi. In realtà gran parte dell'argento importato transitava semplicemente in Europa per poi andare a pagare le spezie in Oriente. Molte altre spiegazioni invece bisognerebbe affiancare.
Ad esempio la Guerra dei Trent'anni, la stagnazione del commercio nel Mediterraneo, l'abitudine dura a morire degli strati superiori dell'Impero, della Spagna e della Francia a tesaurizzare anziché reinvestire. Paesi Bassi e Inghilterra furono meno colpiti dalla crisi perché per essi fu occasione di evoluzione e cambiamento, riconoscendo l'importanza della varietà dei prodotti commerciali senza fossilizzarsi sull'accaparramento di oro e argento.
La seconda fase della colonizzazione è quella successiva a quella iberica, detta estrattiva, del 1500 . Nel 1600 l'Europa avviò un sistema commerciale mondiale in cui non esistevano più solo i burocrati e gli aristocratici castigliani ma anche i vivaci e aggressivi mercanti dell'Europa occidentale che scacciarono portoghesi e spagnoli dalle loro posizioni. Il 1600 fu il secolo degli olandesi, anche se nemmeno loro reagirono prontamente alle chances offerte e spesso anch'essi furono sedotti dal modo di vivere “nobilmente” dei concorrenti continentali perpetrando spesso anche loro il cosiddetto tradimento della borghesia. I mercanti abbandonando la vita avventurosa sottrassero all'Olanda quella fucina di uomini di ingegno che l'avevano prima portata al successo, condannandola presto al doppiaggio da parte di Amburgo, Lisbona, Nantes e Bordeaux ma soprattutto di Londra.
Londra inaugura la terza fase della colonizzazione, quella del 1700, cavalcando l'onda dell'industria tessile e del cotone, che stava piano piano soppiantando il settore dello zucchero. Non solo. L'Inghilterra si trovò al centro di un triangolo commerciale che vedeva esportare prodotti finiti dall'Europa, schiavi dall'Africa e metalli preziosi e merci coloniali dall'America, avviando al contempo quel processo di rivoluzionamento dei metodi di produzione con cui prenderà il via l'epoca dell'industrializzazione.


di Gherardo Fabretti
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