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Le sillabe nella lingua italiana

Nella lingua italiana i confini delle sillabe fonetiche non sempre corrispondono alle sillabe fonologiche e grafiche della tradizionale divisione in sillabe; ciò che interessa il lessicografo è comunque la sillaba grafica. La sillaba è costituita da un nucleo e una periferia. Il nucleo, o centro o apice della sillaba è una vocale caratterizzata da un picco di prominenza o intensità sonora; attorno al nucleo si possono raggruppare altri fonemi consonantici o semiconsonantici come nel caso dei dittonghi. La periferia può anche mancare, se la sillaba è costituita da una sola vocale.

Le sillabe più comuni in italiano sono di due lettere, seguono quelle di tre lettere e una sola lettera (ovviamente una vocale). Mediamente la parola italiana è formata da quattro/cinque sillabe.

A differenza del francese e dello spagnolo, la parola italiana, come la giapponese e, di meno, quella finlandese, termina in vocale, eccezion fatta per i prestiti stranieri e per le parole che hanno subito elisione e troncamento. L’elisione fa cadere la vocale atona di una parola seguita da un’altra che comincia per vocale. Il troncamento può far cadere un’intera sillaba, come in quel cane.
L’accento considerato normale in italiano è quello sulla penultima sillaba che contraddistingue le parole piane, ed essendo normale non è mai marcato. Le parole sdrucciole che hanno accento sulla terzultima sillaba, sono il 21, 63%, mentre le bisdrucciole (màsticare) sono più rare (0,65%). Quando ai verbi si attaccano dei clitici (calcolatelo), si possono avere delle trisdrucciole. Di fatto, la mancanza di indicazioni sulla sillaba tonica nella grafia italiana è una difficoltà per gli stranieri e talvolta anche per gli italiani, come dimostrano le pronunce popolari di mollica, edile, persuadere.
di Domenico Valenza
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