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Le tecniche che servono alla prova

Le tecniche che servono alla prova che legittimi lo psichiatra come medico sono:

INTERROGATORIO: inteso come anamnesi, come confessione in cui si tratta di fissare l’individuo alla sua identità, di costringerlo a riconoscersi nel suo passato, in un certo numero di eventi che fan parte della sua vita. L’interrogatorio contribuisce a realizzare la follia in 4 diverse maniere o diversi procedimenti:

1) Un interrogatorio psichiatrico classico comportava la ricerca degli antecedenti, consiste nel domandare al malato quali sono state le diverse malattie da cui potrebbero essere stati affetti i suoi ascendenti. Era una ricerca molto singolare per l’epoca dato che non esistevano né la nozione di ereditarietà patologica né quella di degenerazione. Dunque si tratta di trovare nell’ambito familiare una serie di eventi patologici riferibili. L’ereditarietà diventa un certo modo di assegnare un corpo alla malattia, ovvero viene definito un grande corpo fantasmatico di una famiglia affetta da una serie di malattie.Nell’interrogatorio della follia il corpo malato è in realtà il corpo della famiglia tutta intera, dunque ricercare l’ereditarietà significa sostituire al corpo dell’anatomia patologica un altro corpo e un certo correlato materiale.

2) ricerca degli antecedenti individuali: quali sono gli episodi attraverso i quali la follia si è annunciata, quindi raccontare i ricordi dell’infanzia. Il presupposto è che la follia come malattia abbia sempre preceduto se stessa, bisogna quindi trovare gli elementi che fungono da antecedenti. Ricercare questi antecedenti equivale a dimostrare che la follia esisteva già prima di essere costituita come malattia, ma anche cercare di mostrare che tali segni non erano ancora follia ma solo le sue condizioni di possibilità.
Occorre dunque trovare dei segni che intrattengono con la malattia un rapporto tale per cui li si possa indicare come segni premonitori a una malattia e che siano insieme interni ed esterni rispetto alla malattia. Significa ricollocare la follia nel contesto individuale dell’anomalia.
L’anomalia è la condizione di possibilità individuale della follia, è quel che risulta necessario stabilire per poter arrivare a dimostrare che ciò di cui si sta occupando è di ordine patologico. (Es. caso di Pierre Riviere).

3) Chiasmo tra responsabilità e soggettività: lo psichiatra è pronto a togliere all’individuo la responsabilità, giuridica o morale di ciò che ha fatto o che accade alla condizione che egli assuma soggettivamente la realtà di tutto questo come sintomi soggettivi della sua esistenza e coscienza. Può far in modo che i motivi per cui il soggetto si trova li non gravino più su di lui a condizione che fornisca tali motivi come sintomi.

4) Organizzazione della confessione centrale: ogni interrogatorio ha una finalità e questa costituisce il cuore della follia. Si tratta di ottenere che il soggetto interrogato riconosca l’esistenza del nucleo delirante e lo attualizzi all’interno dell’interrogatorio. Questa può essere realizzata o nella forma della confessione all’interno dell’interrogatorio oppure attraverso il riconoscimento in prima persona del sintomo, ovvero la realizzazione della crisi stessa; in qualunque modo avvenga bisogna porre il soggetto in modo tale da mettere effettivamente in scena la sua follia. A questo punto non potrà più sfuggire ai suoi sintomi, non riuscirà più a entrare e uscire da essi, si arriva così al momento in cui si legittima l’individuo come malato e l’individuo che interna come medico e psichiatra.
Dichiarare la follia significa liberarsene e il groviglio tra il potere del medico e l’estorsione della confessione del malato costituisce il punto centrale della tecnica dell’interrogatorio. Dunque questa tecnica era capace di provocare tutto ciò e costituisce il rituale rinnovato della diagnosi assoluta. In che consiste l’attività dello psichiatra? La visita che è il momento attraverso il quale il medico percorre i vari reparti dell’ospedale per operare ogni malattia la trasformazione in terapia e l’interrogatorio che si rivolge al ricevere sintomi, per renderlo poi un medico. Nel caso dello psichiatra la dimensione magistrale della parola risulta molto più essenziale e intrinseca ed è costitutiva del suo potere medico.
di Carla Callioni
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