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Le teorie malthusiane sulla famiglia


Le teorie malthusiane sono contestate sino ad oggi ma su una cosa vide giusto: il cammino demografico è fatto di regolarità, tra le quali quella di riuscire a regolare la propria crescita sulla base delle condizioni ambientali.
È indubbio ormai che tra le popolazioni contadine in età moderna, ma anche nei ceti artigiani e cittadini, esisteva una condizione ineludibile per la fondazione di una famiglia, e dunque per la procreazione legittima: l'esistenza di un posto di lavoro che fornisse garanzie sufficienti di sussistenza per la futura famiglia, ovvero un podere o una bottega artigiana. Tutto ci conferma la straordinaria efficacia di questa regola, a cui solo le classi superiori nobili e borghesi potevano sottrarsi, o i contadini agiati che potevano acquistare per i figli senza eredità un posto di lavoro. Chi non possedeva tali requisiti non era dotato del presupposto necessario alla procreazione legittima, vale a dire coniugale. Nelle famiglie a diritto ereditario solo il primogenito o l'ultimogenito aveva il diritto di mettere su famiglia alla morte del genitore, mentre gli altri figli dovevano cercarsi da vivere fuori dall'azienda paterna; nelle famiglie a divisione reale c'era certamente più margine di divisione ma fino ad un certo punto.
È chiaro come comunque l'Europa moderna conoscesse egualmente figli illegittimi, infanticidi, abbandono di neonati e diverse pratiche di coito “senza conseguenze” come del resto forme rudimentali di contraccezione meccanica ma le ricerche hanno dimostrato come si ricorresse a questi espedienti molto meno frequentemente di quanto si potrebbe pensare. Dobbiamo dunque pensare che i giovani e le ragazze dell'Europa preindustriale rimanevano per lunghi anni nubili dopo l'inizio dell'età feconda, sessualmente ascetici o dediti a pratiche onanistiche. Il matrimonio tardivo era l'unico metodo efficace del sistema demografico pre industriale per mantenere l'equilibrio tra parti nubili della popolazione e posti di lavoro disponibili.
C'era un vero e proprio sistema di mappatura concreta, non astratti calcoli sulle potenzialità alimentari: tante unità produttive concretamente esistenti in ciascuna regione tante condizioni giuridiche vincolanti.
Cosa significa esattamente matrimonio tardivo rispetto all'entrata nell'età feconda? La prole media di una donna era di cinque figli. Se a ciò si aggiungono gli alti tassi di mortalità infantile in tutta l'età moderna, si capisce perché non più di 3 – 4 figli arrivaserro alla soglia del 25esimo anno di età. Emerge un importante dato storico – sociale: le popolazione europee rurali e urbane praticavano una pianificazione familiare su larga scala con l'ausilio del matrimonio ritardato. Se è vero che, una volta sposata, la donna partoriva in media un figlio ogni due anni, è altrettanto vero che questa fecondità particolarmente intensa era limitata dal fatto che iniziava solo dopo che erano passati almeno sette o dieci anni dall'età puberale.

di Gherardo Fabretti
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