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Legge Biagi: cause della riforma

Il d.lgs. 276/2003 (c.d. legge Biagi) è una riforma del mercato del lavoro che costò la stessa vita di Biagi, perché comportò un cambiamento radicale. 
La legge Biagi si articola in varie direzioni e uno degli aspetti qualificanti di quella legislazione ha riguardato il tema della subordinazione con le sue problematiche. 

All’attività di qualificazione del rapporto di lavoro si collegano una serie di incertezze spiegabili in ragione della genericità dei riferimenti codicistici (la nozione si subordinazione è ambigua). 
La conseguenza è che diventa incerto il quadro in sede applicativa delle norme del diritto del lavoro.
Marco Biagi si è posto il problema di dare certezza alle norme del diritto del lavoro.

Un altro problema era rappresentato dalla diffusione delle collaborazioni coordinate e continuative preferite al lavoro dipendente perché da una parte alludevano ad alcune modalità di svolgimento della prestazione di lavoro subordinata e dall’altro, costituendo una specie di lavoro autonomo, fuoriuscivano dall’ambito della disciplina protettiva del diritto del lavoro (molto conveniente per gli imprenditori).
Biagi riteneva che ci fosse un utilizzo fraudolento della disciplina lavoristica e cerca di risolvere questa questione trovando dei modi per mettere fine alla tendenza allusiva di questi contratti. 
La risposta che Biagi individua è la disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative a progetto istituendo quindi una nuova disciplina contrattuale che va a sostituire quelle precedenti (le co.co.co.).

L’utilizzo delle co.co.co era in ragione della transizione a un modello post-fordista, erano rapporti che più risultavano adeguati a una terziarizzazione dei servizi con una produzione caratterizzata da un impegno lavorativo ad alto contenuto di conoscenze (autonomia dello sviluppo della produzione). E’ una forma di lavoro più aderente ai nuovi modelli produttivi. Per gli imprenditori era più favorevole avere dei lavoratori subordinati senza incorrere nelle conseguenze dal punto di vista applicativo rappresentate dal diritto del lavoro.
Biagi voleva ripulire il mondo del lavoro da questi contratti allusivi e inizia a concepire il co.co.pro. per ridurre il numero dei co.co.co.
Con il Jobs Act si vogliono eliminare anche le co.co.pro., perché dal 2003 ad oggi questo progetto è sostanzialmente fallito in quanto non è riuscito a costituire un antidoto efficace all’utilizzo di rapporti in forma allusiva della disciplina lavoristica.

di Francesca Morandi
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