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Lo scambio previdenziale nelle politiche di incremento del tasso di occupazione

L'adozione delle suindicate misure di perequazione varrebbe sicuramente ad elevare il tasso di razionalità ed equità del sistema nel suo complesso e, probabilmente, verrebbe a determinare apprezzabili risparmi finanziari.
È dubitabile, però, che le condizioni di stabilizzazione finanziaria del sistema possano essere garantite solo attraverso misure siffatte.
Più specificatamente mirati alla soddisfazione di tale primaria esigenza risultano, piuttosto, iniziative non solo a livello nazionale, ma anche a livello di istituzioni comunitarie, quali sono quelle finalizzate a realizzare uno scambio virtuoso tra mercato del lavoro e sistema previdenziale.
È opinione diffusa, infatti, che l'incremento del tasso di occupazione, con il conseguente maggiore afflusso di risorse finanziarie alle casse degli enti previdenziali, a rappresenti il fisiologico e decisivo e rimedio al rischio di destabilizzazione conseguente al processo di incremento del tasso di dipendenza degli anziani.
Senonché, il ruolo che possono svolgere le politiche di incremento del tasso di occupazione risulta fortemente dubitabile solo che si allarghi lo sguardo al di là degli effetti più immediati e diretti.
Ed invero, non si tratta soltanto delle difficoltà oggettive di indirizzare le iniziative di promozione occupazionale nella direzione che interessa, nonché di governarne i relativi costi; si tratta, anche e soprattutto, di tener conto di un effetto per così dire "differito": un maggior numero di occupati significa anche, in prospettiva, un maggior numero di pensionati.
Le stesse autorità comunitarie si preoccupano di sottolineare che l'incremento del tasso di occupazione è, di per sé, insufficiente a risolvere i problemi di stabilità finanziaria dei regimi previdenziali, determinati dall'invecchiamento demografico.
In ogni caso, poi, a quelle questioni, a ben vedere, se ne aggiunge almeno un’altra, e di rilievo determinante: che tipo di occupazione può derivare dall'attivazione di quelle politiche?
Ed invero, occorre tenere ben presente che l'incremento del tasso di occupazione può effettivamente incidere sugli equilibri finanziari del sistema pensionistico alla rigorosa condizione che quell'incremento occupazionale sia rappresentato da attività lavorative redditizie in misura piena.
Infatti, non è tanto la costituzione, in sé, di nuovi rapporti di lavoro che può contribuire al risanamento finanziario, quanto, piuttosto, il livello del relativo apporto contributivo; donde l'ovvia conclusione che i lavori a basso reddito o discontinui non solo potrebbero non risultare sufficienti a conseguire l'obiettivo, ma potrebbero, anzi, l'essere il presupposto di future pensioni di livello inadeguato, nonché ragione di incremento di prestazioni di mero carattere assistenziale.
Anche da questo punto di vista, l'attuale situazione nazionale appare ancora a rischio.
di Stefano Civitelli
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