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Lotta all'esclusione e sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali

Pur dando atto della lontananza tra l'enfasi delle ambizioni e la più modesta portata delle traduzioni pratiche, costrette in primo luogo dalla scarsità dei fondi disponibili, sarebbe tuttavia ingeneroso considerare la l. 328/2000 come "un'eccellente dichiarazione di buone intenzioni, con scarso contenuto operativo".
La lotta contro la povertà e l'esclusione è invero per la prima volta collocata all'interno, al centro, di un insieme organico di interventi e politiche, che poggiano su alcuni principi normativi la cui affermazione ha di per sé un significato concreto di forte innovazione istituzionale nel welfare italiano.
Innanzitutto, la l. 328/2000 consolida quella linea di universalismo selettivo già posta al centro delle proposte della Commissione Onofri.
Di fronte alla limitatezza delle risorse disponibili, la logica universalistica della cittadinanza è temperata dalla ragionevole selezione dei destinatari "preferenziali" degli interventi sociali sulla base della relativa condizione di bisogno e disagio.
In secondo luogo, oltre che nella già vista dimensione verticale, la legge quadro dà concreta rilevanza al principio di sussidiarietà nella sua dimensione orizzontale, "quale strumento di promozione, coordinamento e sostegno che permette alle formazioni sociali (famiglie, associazioni, volontariato, organizzazioni non profit in genere, aziende, ecc…) di esprimere al meglio, con la piena garanzia di libertà di iniziativa, le diverse e specifiche potenzialità".
Il sistema di erogazione dei servizi sociali viene in particolare fortemente incentrato sulla relazione tra ente locale e terzo settore, anche attraverso l'utilizzo di strumenti scarsamente diffusi in tale campo o senz'altro innovativi.
Si può dunque affermare che la legge quadro del 2000 recepisce, consolida ed espande, nel suo complesso, le principali innovazioni degli anni '90 in tema di politiche assistenziali.
La lotta all'esclusione sociale tiene conto del carattere multidimensionale del fenomeno con esplicito richiamo al nuovo obiettivo strategico di Lisbona.
Essa è condotta sul piano delle politiche attive del lavoro, della formazione e dello sviluppo locale, e in particolare delle politiche di conciliazione tra partecipazione al mercato del lavoro e responsabilità di cura familiare.
Un ruolo centrale è tuttavia assegnato alle politiche sociali e assistenziali, al cui ridisegno è appunto rivolta alla l. 328/2000.
La redistribuzione di una quota adeguata di risorse economiche ai soggetti in condizione di povertà è considerata un ingrediente indispensabile della lotta all'esclusione, nella misura in cui partecipa direttamente all'obiettivo di restituire alle persone la capacità di condurre una vita dignitosa.
Il limite principale della legge quadro sta, semmai, nel fatto di non avere inciso se non marginalmente sulle strutture fondamentali del welfare categoriale italiano.
di Stefano Civitelli
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