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MODELLI ANIMALI PER LA DEPRESSIONE

  Vengono studiati i comportamenti di rinuncia nel topo ad uscire da una situazione spiacevole.

Test della Learned Helplessness: condizione di una persona umana o di un altro animale che ha imparato a comportarsi da impotente, anche quando viene ripristinata la possibilità di evitare la circostanza sgradevole a cui è stato sottoposto.

3 gabbie, nella prima il topo subisce una scossa ma riesce a controllarla con un pulsante vicino a lui, nella terza gabbia c'è il topo senza scossa, nel mezzo il topo che ha ricevuto una scossa ma non può controllarla.

Questo prova a premere lo stesso pulsante del primo, ma quando capisce che la scossa non smette, non ha più speranza; non tutti gli animali del gruppo aggiogato hanno sviluppato impotenza acquisita. Questo test ha poca validità di facciata.

Le prove comportano stress a breve termine applicato a roditori normali, che è molto diverso dalla depressione umana.

Inoltre la capacità degli antidepressivi di produrre una risposta rapida dopo dosi singole in questi test è in netto contrasto con la consolidata necessità nell'uomo di utilizzare antidepressivi cronicamente (da settimane a mesi) per ottenere una risposta clinica.

Un'altra categoria di test relativi ai comportamenti depressivi coinvolgono la misura dell'anedonia o dei sintomi omeostatici.
Approccio col vantaggio di essere basato su sintomi della depressione, e quindi ha molta validità di facciata, oltre che sulle proprietà degli antidepressivi moderni.

Di solito si osserva l'interesse di un animale in attività ludiche, come la preferenza per una soluzione di saccarosio al posto dell'acqua.

Animali con una preferenza minore per il saccarosio, sono interpretati come dimostrazione dell'anedonia e quindi di un comportamento depressivo.

Varietà di sintomi omeostatici (alterazioni del sonno, i ritmi circadiani e alimentazione con i parametri metabolici conseguenti) sono comuni negli esseri umani depressi, solo di rado sono stati esaminati in modelli animali.

In sintesi i modelli animali devono incorporare comportamenti che sono simili a quelli dell'uomo, devono essere basati su fattori eziologici conosciuti, devono rispondere in maniera predittiva ai trattamenti clinici disponibili, devono essere congruenti molecolarmente con i disturbi nell'uomo.


di Giulia Coltelli
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