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Magia e natura nel Rinascimento




Anche le scuole di magia si oppongono alla tradizione aristotelica ma non riescono neanch’esse mai a soppiantarla soprattutto per il carattere di “segretezza” che esse vogliono mantenere. Esse non tendono ad educare quanto a tenere oscuro e poi esibire eccezionalmente per accentuare l’effetto di eccezionalità appunto. La verità della magia è strettamente legata alla natura. Ma non una natura da studiare come un oggetto, ma una natura in cui immergersi completamente, creando con essa non un rapporto di conoscenza, ma d’amore. La natura risulta quindi formata da una serie di leggi psichiche più che fisiche, che vanno capite attraverso la fusione con esse.
Ma il 500 conosce anche prospettive assai diverse da questa: c’è una forte tendenza a vedere nella natura una grande macchina costruita attraverso delle leggi precise, conosciute le quali diventa semplice usufruirne e diventarne padroni. L’uomo allora utilizzerà la natura a proprio piacimento e solo quando lo vorrà. Il sapere teorico dovrà allora necessariamente essere accompagnato da quello pratico per assumere senso, e l’operosità nei confronti della natura diventa fattore determinante delle tendenze rinascimentali.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA MODERNA di Carlo Cilia
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