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Mediare tra tempi

Il processo educativo abita nel tempo: non solo perché presenta un inizio e una fine, ma anche perché ogni sosta e ogni attraversamento di esperienze, attività, contesti in esso inclusi avvengono nel tempo. Nel processo educativo si sovrappongono, si articolano, si intrecciano temporalità diverse: le modalità di vivere il tempo — corporeo, relazionale, contestuale — cambiano in base alle situazioni formative proposte.
Tempi soggettivi
In uno spazio educativo si incontrano i tempi soggettivi, i vissuti temporali, le abitudini attraverso cui sia gli educandi che gli educatori hanno imparato a vivere il tempo proprio e quello condiviso con altri.
Il tempo soggettivo è il tempo vissuto, quel tempo che, nella percezione individuale, tinge di lentezza, di velocità, di ripetitività, di novità l’esperienza che, in una determinata situazione, si sta compiendo, conferendole determinate qualità. È un tempo legato al corpo, o meglio alle modalità con cui il corpo che noi siamo vive una certa situazione. È il tempo che si manifesta attraverso i cambiamenti del corpo.
Il tempo vissuto dai soggetti è istante, quel presente in cui ci modifichiamo a seconda della situazione, per cui siamo sempre diversi a seconda dei contesti in cui abitiamo; è però anche memoria: memoria di tutti quegli istanti che hanno depositato segni sul corpo e sugli atteggiamenti che man mano abbiamo elaborato per far fronte alla vita e a noi stessi; è anche orizzonte futuro, quell’orizzonte a cui tendiamo e che costituisce lo sfondo e spesso il motore dei nostri stessi cambiamenti.
Nel processo educativo si incontrano le esperienze soggettive del tempo vissuto di chi in quanto educando sta imparando ad abitare il presente a considerare la propria memoria per capire verso dove andare di chi, in quanto educatore, si presume abbia già appreso a dare una forma alla propria esistenza, scoprendo il proprio modo di connettere il presente con la propria storia individuando o cercando un proprio orizzonte futuro.
Gli educandi entrano nell’esperienza educativa con un forte orientamento verso il futuro sanno che quell’esperienza potrà cambiarli ma non come. Per loro, si tratta di sperimentarsi per la prima volta in qualcosa di nuovo: la dimensione che caratterizza la loro temporalità, in questo senso, è quella dell’avventura. Gli educatori, a meno che non siano al loro primo incarico professionale, hanno idea di cosa succederà, di quello che proporranno. In ogni caso hanno già esperienza.
Gli educatori, quindi, vivono una temporalità che Riccardo Massa definisce della ripetizione l’esperienza in cui sono coinvolti non è un’incognita; sanno cosa vi possono trovare, come può andare; soprattutto, sanno quali strategie, nel loro caso, hanno funzionato e quali no.
Il tempo della ripetizione vissuto dagli educatori e quello dell’avventura vissuto dagli educandi hanno bisogno di incontrarsi, di intrecciarsi.
Ogni servizio, ogni istituzione ha i suoi tempi, che trascendono quelli degli individui: essi consentono al servizio di restare in vie di svolgere il proprio compito e in questo senso devono trovare un accordo con i tempi della socialità diffusa.
di Anna Bosetti
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