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Mediazione e funzionalità

Sembra essere qui in gioco la dimensione finzionale dell’esperienza educativa. L’aggettivo finzionale e attribuito all’esperienza educativa da Riccardo Massa per indicare una delle dimensioni essenziali di cui I’esperienza educativa stessa è costituita. «Finzionale» non equivale a “finto”: finzionale rimanda a quella sottile membrana che distingue la vita, nel suo scorrere continuo, dall’ educazione. Questa membrana corrisponde a un come se: in educazione si vive come se si stesse vivendo in qualunque altro luogo: l’esperienza inscritta nel perimetro educativo costituisce una sorta di palestra per imparare a vivere scoprendo se stessi nelle proprie relazioni con il mondo.
Nell’educazione, la vita viene circoscritta, ripresa, in un certo senso artificialmente ricreata proprio per creare le condizioni per imparare a vivere.
L’educazione può creare ambientazioni che possono far vedere mondi, far fare esperienze far sentire emozioni e sperimentare abilita impossibili o inaudite nel mondo di tutti i giorni.
Tematizzare la mediazione tra il mondo dell’educazione e il mondo della vita va a toccare un’altra questione che riguarda il rapporto tra adattamento integrazione o re-integrazione sociale e scoperta di sé, come possibili effetti dei percorsi educativi. Se non si pone il problema di mediare con il mondo della vita, l’educazione può estraniare.
Il valore formativo della finzione educativa sembra dipendere da come gli educatori e i servizi in cui lavorano abbiano assunto e svolto il compito di creare le condizioni perché le persone di cui si occupano possano trovare una loro dimensione esistenziale, all’interno del loro mondo.
Quando invece le persone provengono da una storia drammatica e da relazioni faticose e devastanti, con cui non vogliono o non vorrebbero aver più nulla a che fare ritrovare il proprio posto nel mondo sembra essere più complesso.
Tutto ciò porta a considerare i limiti dell’esperienza educativa: quello che essa può fare, in questo caso, è aiutare ciascuno a fare interiormente i conti con il mondo di prima, con il modo in cui si è stati formati, per capire come in quel mondo, si possa/voglia tornare o se e come si possa costruire qualcos’altro, quando ci sono le condizioni.

di Anna Bosetti
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