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Modelli di organizzazione giudiziaria

Il modello ispiratore della struttura e dell’organizzazione attuali delle corti e dello status del giudice è quello che ha origine nella Francia rivoluzionaria.
Anche la giustizia era parte dell’Anciem régime; contro quella giustizia e quei giudici la rivoluzione manifestò tutta la sua ostilità.
In particolare, tale reazione si diresse:
a. contro i Parlements e soprattutto contro la prassi degli Arrêts de règlement, con i quali essi “enunciavano norme generali e astratte cui si sarebbero attenuti in futuro nella decisione delle controversie concrete”;
b. contro i giudici professionisti, sostituiti nel 1791 da giudici elettivi;
c. contro l’interpretazione giurisprudenziale della legge, mediante l’istituzione di un “Tribunal de Cassation” con la funzione di vigilare sulle corti e sul loro rispetto delle leggi.
Tale assetto prevede innanzi tutto un sistema di corti di norma articolato su tre gradi: prima istanza, appello e corte suprema.
La prima istanza si articola di norma in due livelli, uno a competenza limitata, l’altro a competenza generale (ad esempio, giudice di Pace e Tribunale oggi in Italia).
L’appello si configura in genere come riesame in fatto e in diritto del giudizio di primo grado, entro i limiti dell’impugnazione.
La corte suprema si può a sua volta atteggiare come “cassazione” o come “revisione”.
Il modello “cassazione” è quello francese secondo il quale la corte annulla, se del caso, la sentenza impugnata (con rinvio a un giudice di pari grado a quello la cui decisione è stata impugnata).
Il modello “revisione” è quello tedesco, e si presenta invece dichiaratamente come un vero e proprio terzo grado di giudizio, in cui la corte decide il caso anche nel merito.
di Stefano Civitelli
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