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Musica e audiovisiva

In conformità con altri tipi di arte la musica è legata organicamente alla vita pratica dell’uomo. Imberty, seppur attraverso una terminologia confusa, utilizza nozioni semiotiche per concludere che la semantica musciale non può essere spiegata con un modello puramente semiologico dal momento che gli studi svolti non riescono a ridurre la produzione del senso e/o significato ad un sistema di segni caratterizzato da una combinatoria di regole strette. Nel quadro tecnico della psicologia cognitivista, John A. Sloboda si interroga su come la musica riesca ad influire sulle persone ricordando che il motivo per cui la maggior parte di noi prende parte ad attività musicali, componendo, eseguendo, o semplicemente ascoltando, è dato dal fatto che la musica è capace di suscitare in noi stessi delle emozioni profonde e significative che possono andare dal “puro” godimento estetico per un costrutto sonoro, alla gioia o alla disperazione, al semplice sollievo dalla monotonia, dalla noia, dalla depressione. R. Frances rileva che ciascun ascoltatore coglie alcune percezioni musicali solo dopo aver compiuto delle operazioni organizzative o astrattive e che le percezioni stesse sono influenzate dall’acculturazione e dall’educazione dell’ascoltatore, dalle sue attitudini sociali, dalle abitudini percettive che gli consentono di riconoscere determinati prototipi espressivi. Anche secondo le ricerche di Stefani e Marconi l’ascolto musicale produce un “doppio senso”. Il primo è un “senso globale” non esplicitabile, un continuum dettato da esperienze individuali in cui si intrecciano in maniera complessa diverse reazioni cognitive, emotive, fisiologiche, irripetibili nella stessa persona in momenti diversi della sua vita. Il secondo è un “senso osservabile” fatto, invece, di tratti costanti, comuni, che rendono la stessa esperienza ugualmente percepibile da diversi soggetti. 2. Quando la musica, come un “ponte emotivo”, interviene nei prodotti audiovisivi come livello sonoro di qualificazione risulta ancora più complessa perché il senso viene dispiegato in maniera sinergica con le sequenze filmiche. Chion chiama “valore aggiunto” il valore espressivo e informativo di cui un suono arricchisce un’immagine data, sino a far credere che questa informazione o espressione si liberi naturalmente da ciò che si vede e sia già contenuta nella sola immagine. Le musiche vengono, dunque, utilizzate non solo come commenti funzionali che, oltre a riempire silenzi, fanno da “punteggiatura” alla sequenza filmica, segmentando fasi, scandendo il ritmo delle azioni, dei movimenti, ma anche come commenti di senso dato che aggiungono significati alle immagini, nonché come commento stilistico, autoreferenziale rispetto all’autore che, specularmente caratterizzerà, le sue composizioni con lo stile e con connotazioni personali provenienti dall’intertestualità, ovvero dalla contestualizzazione delle sue composizioni precedenti. Rondolino e Tomasi individuano due fondamentali modalità attraverso cui la musica e le immagini entrano in reciproco rapporto ovvero: partecipazione e distanza. Nel primo caso essa esprime una simmetria, una compenetrazione all’emozione della scena, avallandone il senso, assumendone direttamente il ritrmo, il tono; nel secondo mostra, al contrario, uno sviluppo autonomo rispetto alle immagini. 3. La connessione tra musica e spot pubblicitari evidenzia maggiormente l’aspetto suggestivo, dunque seduttivo e retorico, del livello sonoro utilizzato qui con finalità proprei al genere della specifica comunicazione audiovisiva. Generalmente si preferisce attingere le musiche del repertorio già esistente: come per le citazioni linguistiche infatti, anche le sonorità già acquisite dal pubblico, essendo già state memorizzate, hanno un maggior potere evocativo e possono essere più facilmente colelgate al prodotto per qualche pertinenza prestabilità. Prendendo spunto dalla classificazione di Julien (1983) possiamo riconoscere: a) la musica del prodotto; b) la musica del consumatore; c) la musica del testo. A questi, aggiungiamo un quarto tipo altamente funzionale, ovvero il “tema conduttore” che, come un’isotopia melodica, lega coerentemente più spot o più campagne aiutandone la memorizzazione. Il caso più evidente è dato dalla musica del brand, il vero e proprio jingle che fa da sigla sonora al marchio di fabbrica come un ulteriore contrassegno stabile che resta in vigore, esattamente come il payoff. La connivenza tra immagini e suoni sembra muoversi anche qui sulle linee di significazione innanzi viste: la partecipazione, che simmetricamente serve da rafforzamento all’immagine, la distanza in cui la musica, in modo asimmetrico, non solo crea divergenza rispetto al significato del testo visivo ma può addirittura contraddirlo. I brani possono infire fungere da topic del racconto fornendo così attraverso il titolo e le parole del testo, il tema da seguire nella lettura dello spot. È importante ricordare che lo sport può essere anche sceneggiato senza alcun supporto musicale.
di Niccolò Gramigni
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