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Nominalismo in Locke



Il terzo libro del Saggio riguarda il problema del linguaggio, la cui funzione consiste nel rendere le idee comunicabili agli altri. Ciò che rende oggettivo e quindi comunicabile il significato di una parola è il “tacito consenso”: il linguaggio allora non ha una origine naturale ma è convenzionale. I nomi comuni dice Locke sono il segno del fatto che l’universale non esiste nella realtà: egli chiama infatti essenza nominale l’insieme delle qualità che diversi oggetti hanno in comune e che per un processo di astrazione della nostra mente danno vita all’idea generale. È da essa che calata nel particolare si danno i vari nomi agli oggetti: al convenzionalismo è allora accostato il nominalismo.
La conoscenza: è la percezione del legame e concordanza o del contrasto e discordanza tra idee.
Tale accordo o disaccordo può essere colto immediatamente attraverso:
l’intuizione e si avrà una conoscenza assolutamente certa poiché non c’è la necessità di inserire altri elementi che possano evitare errori (il blu non è il giallo).
la dimostrazione dove le idee non possono essere confrontate immediatamente tra loro e dunque c’è l’esigenza di dimostrare la loro concordanza attraverso un ragionamento e quindi l’utilizzo di altre idee semplici a condizione che la loro relazione risulti chiara.

Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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