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Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme

Nell’ampio repertorio delle violenze umane, ce n’è una particolarmente atroce i cui fenomeni potrebbero essere riassunti sotto la categoria di orrorismo. Di questo orrorismo, che oggi dilaga, Medusa e Medea sono appunto le icone antiche. L’una ci ricorda che “l’uccisione dell’unicità” è un crimine ontologico che va ben al di là della morte. L’altra ci conferma che tale crimine si consuma su un corpo vulnerabile ricondotto alla situazione primaria dell’assolutamente inerme.
L’inerme è chi non ha armi e quindi non può offendere, uccidere, ferire. Inerme è sostanzialmente chi si trova in una condizione di passività e subisce una violenza alla quale non può sfuggire né rispondere. Come nel caso esemplare dell’infante, l’altro è in una posizione di onnipotenza.
La vulnerabilità è uno statuto permanente dell’essere umano, mentre il trovarsi inermi dipende dalle circostanze.
Benché abbia spesso a che fare con la morte o, se si vuole, con l’uccisione di vittime inermi, l’orrorismo è caratterizzato da una forma particolare di violenza che eccede la morte stessa.
di Anna Bosetti
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