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Otto Karolyi – Tonalità

La parola tono può essere usata in due significati: in un primo per definire l’entità di un intervallo; in un secondo per indicare la nota che definisce la tonalità di una scala o di un pezzo; il tono ci dice quale è la nota tonica del pezzo in questione attorno alla quale tutte le altre gravitano. Se diciamo che un pezzo è in Do maggiore, intendiamo che Do è il centro tonale del pezzo.

Al fine di indicare in quale tono è scritta una composizione, la soluzione più semplice è quella di segnare i necessari accidenti (diesis e bemolle) una volta per tutte nell’armatura della chiave, fra il simbolo della chiave e l’indicazione del tempo.

La fisionomia di una scala minore è data dall’intervallo fra la tonica e la mediante, intervallo che questa volta è però di un tono più un semitono, ad esempio La Si Do, e si chiama terza minore. L’intervallo fra il settimo e l’ottavo grado di questa scala è di un tono intero, ma la sensibile dovrebbe di norma trovarsi un semitono sotto la tonica e per rendere il VII grado sensibile è necessario innalzarlo di un semitono. Così, otteniamo il modello della scala minore armonica.

Ciascuna scala maggiore ha una scala minore che le fa da partner; tale scala è costruita sulla sopradominante (VI grado) della scala maggiore, che diventa la tonica della scala minore relativa.
Questa relazione maggiore-minore mostra che la legge data in rapporto alle scale maggiori si applica anche alle scale minori. L’unica differenza, nel circolo delle quinte, è che la nota di partenza è La, cioè il relativo minore della scala di Do maggiore.

Melodicamente, il salto di un tono e mezzo fra il VI e il VII grado della scala minore armonica pare inelegante. Ma se il sesto grado di una scala minore viene anch’esso diesizzato, la progressione melodica risulta appianata. Questo tipo di scala minore è chiamata scala minore melodica.
di Domenico Valenza
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