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Paradossi in pubblicità: logici e testuali

Paradosso in pubblicità: quelli logici e quelli testuali


Gli esempi riportati mettono in luce la straordinaria capacità dimostrativa del paradosso, quando è usato con intelligenza al servizio di una tesi. Alcuni sostengono che la pubblicità di questo tipo sia troppo complicata, poco diretta. Sono quelli che dividono nettamente la pubblicità che vende dalla pubblicità che vince i premi. Essi non ricordano che anche vendere è un arte.

Tra le tecniche di spiazzamento più importanti non possiamo non citare la musica, in grado di orientare il senso stesso di un messaggio, fornirne la chiave di lettura risolutiva. E’ il caso degli spot Lufthansa e Swatch. Nel primo la musica ci permette di rivedere con occhi diversi un filmato visto in un primo momento: New York, prima tetra e impazzita, si trasforma in un mondo magnifico da scoprire. Nel secondo, la canzone Breathe è il leit motiv dell’intera saga.

In primo luogo cerchiamo di distinguere tra due principali tipologie di paradossi: quelli logici e quelli testuali.

Il paradosso logico (talvolta chiamato non del tutto propriamente aporia) viene definito come un enunciato apparentemente assurdo, che discende da un ragionamento (apparentemente) valido, basato su premesse (apparentemente) valide. Esempio classico: questa frase è falsa. Se è vera, è falsa. Se è falsa, vera. I paradossi logici non sono tutti uguali: sono di diversi gradi di complessità e difficoltà. La prima caratteristica principale dei paradossi logici è la capacità di mettere in crisi lo status quo. Una seconda caratteristica fondamentale del paradosso logico è l’autocontradditorietà. Non tutte le frasi autocontraddittorie sono paradossi. Ad esempio, Questa frase è scritta in cinese è autocontraddittoria: è soltanto e palesemente falsa.

Tratto da LA COSTRUZIONE PUBBLICITARIA DELLA MARCA di Domenico Valenza
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