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Per una qualita' integrata dei servizi alla persona in ambito sanitario

Parola CASO: a seconda dei contesti socio-linguistici in cui ci si trova, possiamo ascrivere a questo termine la semantica di “evento fortuito”, di fatalità”, ecc, oppure di caso clinico.
Gadamer si sofferma sull'antinomia esistente tra le concezioni della medicina come arte e come scienza. La figura dell'artista sembra coincidere con colui che crea qualcosa: il medico, sappiamo, non produce niente, al limite “toglie” un malanno e ristabilisce un equilibrio. Neppure la figura classica dello scienziato che applica astralmente nozioni a fenomeni empirici sembra essere troppo adeguata alla concreta situazione tra medico e malato.
Per cui Gadamer si sofferma sulla parola “caso”.
La sua indagine calza con la perplessità del termine: “linguisticamente il nostro problema si esprime nel rapporto generale tra legge e caso. Si parla del caso specifico di una norma generale. E' forse così anche il caso del paziente? Il malato vede il suo “caso” in termini totalmente diversi. Esso rappresenta innanzitutto una caduta, un'estromissione dalla rete di relazioni, entro la quali si svolgeva la sua vita di uomo attivo ed operoso. Anche per il medico il “caso” del paziente non coincide con quanto nella scienza rappresenta il caso particolare di una legge. Nella parola convergono entrambi i significati, da un lato il caso particolare di una regola, dall'altro il caso clinico, costituito dalla situazione anomala del malato, che riflette una problematica esistenziale diversa.
La malattia è “eteropoiesi”: è un qualcosa che è sempre “altro”, è uno stato/sensazione/esperienza/ che ci appartiene ma non è nostro perchè è imposto dall'esterno. La malattia può essere collocata ad un livello intermedio dell'asse vita-morte. Tuttavia, è un concetto meno problematico della salute perchè è un fenomeno che si può osservare attentamente, ne si può giudicare il valore clinico con i metodi oggettivi fondati sulla scienza moderna. La salute, invece, si sottrae a tutto ciò, non può essere esaminata, in quanto la sua essenza consiste proprio nel celarsi. A differenza della malattia, la salute non è mai causa di preoccupazione, anzi, non si è quasi mai consapevoli di essere sani.
“PRINCIPIO VITALE”: V1+A= aV2+C
Essa può essere definita come: “vita quale corporeità che ammette una sua composizione interna definita (V1) e che si integra o si adatta ad un ambiente che ne consente lo sviluppo (A) per un corpo (V2) non molto diverso dal precedente in grado di accrescersi (“a” deve essere sempre inteso maggiore di 1) ed associato al caso ( C ).
In questo modo abbiamo integrato il caso e la salute (intesa come vita) dove rientra anche la dimensione della malattia, che può essere vista come problema di adattamento al caso, adattamento inteso non solo come relazione tra il soggetto e l'ambiente esterno, ma come adattamento anche tra soggettività e ambiente interno (corpo).
La qualità va considerata come epistemologia che la co-istituisce fra soggetto e oggetto.
Si tratta quindi di valorizzare, integrare e concepire come osmotiche le varie dimensioni della qualità e allo stesso tempo affinare metodi di indagine e intervento indirizzati alla qualità socio-sanitaria (esterno), ma orientati alla combinazione tra qualità e quantità (interno).
di Angela Tiano
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