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Perché crescere?

Dopo la crisi (ma anche prima) si è potuto notare come l'industria italiana sia molto debole. Solo le imprese che superano una certa dimensione sono in grado di affrontare i mercati globalizzati di oggi. In Italia le piccole imprese hanno un ruolo importante, poiché riforniscono le grandi imprese. Però, via via che la globalizzazione prende piede, sono le stesse grandi imprese che si rivolgono al di là dei confini per avere le stesse prestazioni ad un prezzo minore. In Italia, oltre a molti altri problemi, non siamo in grado di crescere anche a causa di culture familiari attardate, cioè che non usano la finanza moderna, non adattano soluzioni organizzative basate su alleanze, condivisione del rischio e managerialità. Il “vecchio modo di fare” degli imprenditori non è da buttare via, solo da integrare con altri strumenti: nell'economia globalizzata non ci si salva da soli.

Per riuscire a fare ciò e anche di più, è necessario che lo stato sia più selettivo negli investimenti da effettuare in modo da spronare le imprese ad essere più competitive. Si può iniziare ad agire nei settori tradizionali, cercando di innovarli attraverso dei riposizionamenti strategici e miglioramenti gestionali.
Tutto questo è stato impedito a causa della mancanza di spirito di imprenditorialità.

Moltissime imprese, oggi, sopravvivono solo perché hanno avuto l'idea di uscire dal distretto nel quale sono nate per andare “a vedere il mondo”, tramite gli IDE. In ultimo, con la crisi, è nato anche uno spirito anti – impresa di cui sono vittime gli stessi imprenditori.


di Adriana Capodicasa
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