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Politiche ambientali

Quando parliamo di POLITICHE AMBIENTALI, parliamo di politiche economiche che hanno a che fare con i problemi relativi all’ambiente. Si  tratta cioè di interventi dello Stato che sono rivolti a intervenire, ad avere effetto su alcune problematiche ambientali.                                                                                                                                            Le motivazioni alla base delle politiche ambientali sono quelle che gli economisti chiamano FALLIMENTI DI MERCATO. Anche nel caso dell’ambiente, lo Stato deve intervenire  per correggere un mal funzionamento del mercato.                                                                                                                                                                   L’inquinamento è una esternalità, cioè è una categoria di FALLIMENTO DI MERCATO.
Per un economista l’inquinamento non è altro che il trasferimento di costi da  un soggetto ad un altro.                                                                                                                                                                                    L’economista vede  gli effetti di una attività produttiva o di consumo che ha sui terzi e che vanno internalizzati per far funzionare il mercato.                                                                                                                                                             Di solito abbiamo un soggetto, che è un’impresa. L’impresa produce, vende, distribuisce,fa profitto, crea occupazione, può anche produrre un bene molto importante. Tutto ciò che è creato da questa entità produttiva è positivo, tranne che nell’attività di produzione ci sono delle emissioni inquinanti.
Ciò che interessa all’economista è l’effetto di esternalizzazione dei  costi e che questi costi rientrino poi nell’impresa. L’economista vuole che l’impresa paghi  per tutto ciò che provoca all’esterno.                                                 Una politica economica è efficiente quando riesce esattamente a ritrasferire questi costi. Ricordiamo che all’economista interessa che l’impresa paghi per ciò che sta provocando in termini di inquinamento e che questo trasferimento sia uguale al danno. Qui i casi potrebbero essere due eccessi: o facciamo pagare troppo poco alle imprese e questo è inefficiente  in quanto l’impresa riesce ad esternalizzare  parte dei costi; oppure facciamo pagare troppo.
Dal punto di vista dell’ecologista non c’è problema se l’impresa paga di più, perché c’è l’idea dell’ambiente come elemento su cui si focalizza l’ecologia, ma per un economista è molto grave far pagare troppo alle imprese perché ciò avrebbe l’effetto di disincentivare alcuni settori produttivi.                                                              Per un economista sono gravi entrambe le situazioni, semplicemente perché  l’impresa deve pagare per il danno che provoca.                                                                                                                                                                                                         Dal lato delle vittime, esiste un altro fallimento di mercato. Dobbiamo tener presente, infatti,  che l’ambiente in generale è un BENE PUBBLICO.                                                                                                                Bisogna  definire l’ambiente, inteso come risorse  naturali. Queste hanno delle caratteristiche: la NON APPROPRIABILITA’ ossia non sono proprietarie di nessuno e la NON ESCLUDIBILITA’ cioè non si può escluderle dall’uso di altre persone.                                                                                                                                              Le vittime sono quei soggetti che hanno avuto un danno che ha toccato delle cose che non sono di proprietà delle stesse. Nella maggior parte dei  casi infatti si tratta di danni che colpiscono le vittime, ma non la loro proprietà privata.                                                                                                                                                        Due sono le motivazioni alla base delle politiche economiche di cui sono tutti convinti ed alla base economica di questa esigenza delle politiche economiche sta il fatto che abbiamo due fallimenti di mercato:ESTERNALITA’ (dalla parte delle imprese), AMBIENTE COME BENE PUBBLICO (dalla parte delle vittime).                                                                                                                                                                                         Una politica ambientale è efficiente se internalizza i danni nel modo giusto e se riesce a tutelare il bene pubblico ambiente. Le politiche ambientali tendono a correggere i fallimenti di mercato.                                         Questi problemi sono diversi a seconda del livello in cui noi ragioniamo. Se ragioniamo nei termini di un inquinamento di una fabbrica ed i vicini della fabbrica, qui la prospettiva è microeconomica quindi servono soluzioni  di tipo locale che riguardano la legge dello Stato o regolamenti locali. Quando parliamo però di un fenomeno come i cambiamenti climatici, la prospettiva è macro.                                                                                Quando si ritiene  necessario l’intervento dello Stato si parla di MIX DI POLITICHE AMBIENTALI. Non viene  applicata una sola politica per ottenere i risultati in termini di efficienza, ma vengono combinate una serie di politiche al fine di raggiungere l’obiettivo che è quello di internalizzare i danni e tutelare le vittime.                                                                                                                     Esistono diversi livelli di politiche ambientali :
SOVRANAZIONALE
NAZIONALE
LOCALE    
I tradizionali rimedi all’esternalità:
TASSA : E’ stato uno dei primi strumenti utilizzati nella politica ambientale, successivamente abbandonato, ma oggi si sta riprendendo la tendenza nella sua applicazione. Interviene facendo una politica che si basa sull’imposizione di un pagamento che deve effettuare l’impresa per coprire il danno che ha provocato. La tassa si compone  di una fase che è quella di imposizione di un pagamento all’impresa.
Questo danno che viene trasferito , viene richiesto dallo Stato sotto forma di tassa. La tassa deve avere anche un secondo fine che è quello di ripagare  le vittime oppure essere utilizzata per risolvere il problema ambientale.
Lo Stato può applicare delle politiche economiche che prevedono:
1) dei DIVIETI o dei LIMITI all’attività produttiva dell’impresa. Lo Stato può intervenire EX-ANTE sul comportamento dell’impresa.
Lo Stato interviene sul comportamento inquinante indicando all’impresa quali sono le attività da limitare o da evitare in quanto queste creerebbero una esternalità.
Non si tratta solo di mettere dei divieti o dei limiti assoluti, ma di dare delle indicazioni su come deve svolgere la sua attività produttiva allo scopo di ridurre l’inquinamento.
Questo tipo di politiche prende il nome di COMAND AND CONTROL  ossia si introduce una politica che abbia un determinato messaggio per l’impresa in termini di comportamento e di controllo allo scopo di controllare che questo comportamento venga attuato dall’impresa.
Il più importante esempio è negli USA, in quanto molto prima che in Europa c’è stato questo problema di affrontare l’inquinamento.
Parallelamente allo sviluppo dell’industria è nata questa preoccupazione per l’ambiente. E’ stata creato così una agenzia che ha lo scopo di controllare e comandare l’attività delle imprese, quindi di applicare queste politiche.
Questa agenzia prende il nome di EPA (Environmental Protection Agengy): ha un grossissimo budget perché è un’agenzia che opera in  tutto il territorio degli USA.
L’idea economica alla base dell’EPA e che sia meglio prevenire l’inquinamento.
se noi utilizziamo il sistema delle tasse, l’inquinamento è stato già prodotto e ci occupiamo ti toglierne gli effetti, invece se si riesce a dare delle regole alle imprese l’inquinamento  si riduce alla fonte; abbiamo meno esternalità  perché agiamo sulla fonte dell’inquinamento. Anche dal  punto di vista dell’economista è molto interessante perché invece che occuparci di valutare l’internalizzazione dei costi dell’inquinamento, li evitiamo.
si può avere un’efficienza dal punto di vista informativo in quanto è molto difficile esprimere queste regole le quali si devono basare su studi scientifici, su dati statistici. Se  ci si trova dinanzi ad un’impresa dobbiamo capire quali possono essere le cause dell’inquinamento e dare delle regole. Secondo gli americani se abbiamo una sola agenzia e di grosse dimensioni abbiamo l’opportunità di avere molti dati, di elaborarli, di assumere specialisti.  Questa struttura funziona molto meglio rispetto che ad avere tante piccole unità dislocate sul territorio. Se ne abbiamo solo una il problema  è unico  e riguarda tutte le industrie americane.
Il giudizio sull’attività dell’EPA non è molto positivo, in quanto dai dati si rileva che le spese sono eccessive rispetto ai risultati in quanto ci sono dei problemi nell’esprimere  queste regole.
Un primo problema è dato dal fatto che se c’è un’evoluzione tecnologica all’interno delle imprese è difficile che l’agenzia riesca a stare dietro alle continue innovazioni tecnologiche e istituire delle regole che siano al passo con l’innovazione.
Un altro problema è che l’agenzia diventa un organo burocratico, quindi lontano dall’attività produttiva. C’è un certo distacco tra le scelte delle imprese e quelle dell’EPA.
L’inquinamento riguarda tutti gli Stati,infatti, negli USA si è creata un’unica agenzia  in quanto il problema è comune e non  rispetta i confini.
Abbiamo un’agenzia europea: l’EEA (EUROPEAN ENVIRONMETAL AGENCY).
L’EPA fornisce tutti i dati di tutti i settori, invece l’EEA ha il solo fine di raccogliere, diffondere le informazioni, fare report statistici, non interviene, ma coordina soltanto le politiche. L’EEA è quindi un’agenzia di organizzazione non  di attuazione.
In Italia sono state istituite le ARPA (AGENZIE REGIONALI PER L’AMBIENTE).
L’ARPA è un’agenzia alla quale si rivolgono le imprese. Può intervenire per problemi di inquinamento delle imprese e proprio per questo è considerato un piccolo esempio di regolazione di politica ambientale ex-ante.
Quando abbiamo una regola “comand and control” dobbiamo ricordarci che è necessario in un primo momento il “comand” allo scopo di formulare la regola e molte volte la regola può essere di tipo tecnico, poi ci deve essere il “controllo”  dell’applicazione di questa regola,ma una volta che c’è il controllo è necessario prevedere una sanzione perché altrimenti gli economisti sanno che ci può essere il fenomeno del free riding ossia fenomeno per cui se individui e  imprese non sono controllati tendono a evitare di rispettare la regola anche perché il rispetto di queste regole è costoso. Per un’impresa è essenziale che ci sia COMAND, CONTROL e SANZIONE.
L’impresa paga le tasse, segue le regole imposte dall’ARPA (in Itali) e dall’EPA (negli USA), ma
il fatto di applicare delle tasse non evita incidenti assolutamente occasionali.
Anche qui è necessario l’intervento dello Stato. C’è bisogno di politiche ambientali  che si chiamano EX-POST in quanto intervengono dopo che l’evento che provoca l’inquinamento è accaduto. Sono politiche che cercano di ridurre il più possibile gli effetti dell’inquinamento e di procedere all’internalizzazione dei costi e di far valer i diritti delle vittime.
Gli strumenti tasse e divieti/limiti  sono molto diversi tra di loro perché lo strumento delle tasse è uno strumento fiscale che si basa sul meccanismo di ripagare i danni oppure di ricostruire le risorse che sono andate perdute.E’ uno strumento indiretto, in quanto lo Stato non dice nulla riguardo al modo di operare oppure al comportamento da tenere, ma fa una tassazione che ha l’obiettivo di avere un effetto indiretto.                                                                                                                                  Con lo strumento di divieti/limiti si interviene sulle attività delle imprese.
ccanto a questi due strumenti ne abbiamo un altro:
IL SISTEMA DEI PERMESSI VENDIBILI: è alla base del protocollo di Kyoto. Si basa sul fatto che vengono venduti dei permessi ad inquinare. E’ una forma di tassa un po’ più sofisticata: un’impresa per inquinare deve comprare un permesso, se invece non riesce ad inquinare risparmia sul pagamento per l’acquisto dei permessi, se inquinava ma ad un certo punto smette questi permessi sono vendibili; quindi può esserci un mercato che permette la vendita di  questi permessi  ad altre imprese che vogliono entrare in quel settore ed inquinare. Anche questo è uno strumento indiretto, in quanto si dà alle imprese un permesso ad inquinare sperando che le imprese siano incentivate a non inquinare. Sicuramente questo sistema produce un vantaggio : se l’agenzia ambientale mette sul mercato un certo numero di permessi, allora quello sarà il tetto max di inquinamento perché chi non riesce a non acquistare i permessi, non può inquinare.
E’ proprio per questo motivo  si parla sempre di soglie col protocollo di Kyoto.
Il protocollo di Kyoto è un sistema che serve a ridurre l’inquinamento di CO2 attraverso questo tipo  di permessi.


Strumenti di attribuzione di responsabilità

Quando si hanno degli incidenti occasionali,  queste problematiche bisogna affrontarle con altre politiche ambientali poste in essere  proprio con lo scopo di affrontare gli effetti degli incidenti ambientali.
L’inquinamento di solito è un fenomeno  connesso con la normale attività produttiva svolta dall’impresa.
Gli  incidenti legati ad eventi naturali e legati all’uomo sono eventi non previsti, occasionali che danno origine a forme di inquinamento, di distruzione di risorse naturali.
Ci sono anche dei casi molto gravi che hanno conseguenze sia dal punto di vista dell’ambiente sia dal punto di vista economico. L’impresa nella sua attività produttiva ha una certa probabilità di causare questo tipo di eventi. Occorre trovare dei rimedi, ovvero trovare il modo di ripagare le vittime e come  far pagare alle imprese il danno causato.
Normalmente il sistema utilizzato è quello di attribuire la RESPONSABILITA’.
Rientra  nei principi del diritto quello di attribuire la responsabilità dell’impresa  in modo oggettivo anche solo per il fatto che abbia causato dei danni con la propria attività produttiva.
C’è stata un direttiva comunitaria e delle modifiche al regolamento italiano allo scopo di attribuire la responsabilità alle imprese.
Negli USA si sono impegnati a cercare delle norme per riuscire ad attribuire la responsabilità, infatti,  ci sono state forme di inquinamento molto gravi che hanno causato gravi danni alle persone. Negli USA, questa situazione era molto grave in quanto, essendoci un sistema sanitario privato,succedeva che delle persone, senza nessuna colpa, diventassero vittime di un incidente ambientale e non avessero denaro per curarsi. C’è stato, così, uno sforzo  nel cercare le norme dando origine a tutta una serie di leggi.
Ci sono, quindi, tutti questi meccanismi per riuscire ad “incastrare” le imprese e  se ciò non avviene, interviene, nel Nostro Paese: lo Stato oppure le imprese che operano nel campo petrolifero creando un fondo nel caso  ci siano incidenti nel loro settore, ma soprattutto è importante negli USA ed anche in Italia il ruolo delle assicurazioni.
Gli americani  hanno incentivato molto le assicurazioni sia da parte delle imprese sia assicurazioni che coprono particolari categorie di vittime.
L’economista cerca di studiare questi tipi di attribuzione di responsabilità perché sono uno strumento di politica economica, ma questo sistema di responsabilità fa sì che l’impresa sia più incentivata a  prendere delle misure di prevenzione.
L’economista, quindi,  non deve pensare solo alla responsabilità come strumento per risarcire, ma anche come strumento per prevenire.
Le forme di politiche economiche che non vengono imposte dallo Stato, ma che sono autonomamente adottate dai soggetti ed in particolare dalle imprese prendono il nome di FORME DI AUTOREGOLAZIONE    .
Uno strumento  molto importante  è il SISTEMA DELLE CERTIFICAZIONI AMBIENTALI che viene visto come uno strumento di politica economica perché l’impresa attraverso la certificazione attua un controllo sulla propria attività produttiva. La ISO AMBIENTALE  corrisponde un impegno importante dell’impresa in campo ambientale, ossia l’impresa quando si certifica, certifica di avere determinati comportamenti.
Essendo una  politica economica ha l’obiettivo di internalizzare i costi dell’inquinamento, cioè è l’impresa che paga per ridurre l’inquinamento.
Le motivazioni alla base delle scelte fatte dall’impresa possono essere ricondotte a :
a) OPERAZIONI DI MARKETING: ossia le imprese che si certificano  hanno la possibilità di vendere i propri prodotti con un certo marchio che attira persone che hanno una certa sensibilità verso l’ambiente, oppure dal punto di vista delle imprese preferiscono acquistare da fornitori certificati. E’ un incentivo che viene dalla DOMANDA cioè essendo consumatori che scelgono prodotti che rispondono  a regole di rispetto dell’ambiente, ritengono che la certificazione sia una buona operazione di marketing. Questa sensibilità in Italia si è sviluppata solo negli ultimi anni ed è stata poi trasmessa dal consumatore alle imprese attraverso il meccanismo di mercato.
b) CARTELLO: l’insieme delle imprese certificate di solito fa un certo tipo di politica comune; un es. è la pubblicità di gruppi di aziende che sono accumunate da questa scelta
c) ANTICIPO di una normativa che verrebbe comunque imposta nel futuro. Le imprese si autolimitano in determinati comportamenti perché sanno che per questi comportamenti  ci sarà una limitazione futura. Creano  ACCORDI NEGOZIALI, dove un insieme di imprese si presentano di fronte ad una agenzia pubblica ed insieme decidono di darsi una certa regola.                      Si tratta, quindi, di anticipare la regolamentazione che dovrebbe arrivare in futuro dall’esterno col vantaggio che la regola la scrivono loro e non aspettano che un legislatore magari poco sensibile, o poco informato decida una regola grossolana.
Questo è un fenomeno molto discusso negli USA.
Tratto da POLITICA ECONOMICA di Mariarita Antonella Romeo
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