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Pratiche di materane straniero: una realta' arricchente

Oppure c’è molto da imparare dalle cure del puerperio quando nella cultura islamica si crea un clima privilegiato di cura e affetto mentre da noi molte donne vengono lasciate sole e abbandonate psicologicamente e socialmente in un moneto così delicato, proprio quando si fa strada lo spettro della depressione. In particolare il valore della solidarietà comunitaria e familiare, nonché delle reti femminili di sostegno in situazioni di precarietà e di crisi, la capacità di produrre coesione e appartenenza svolta dai riti di ospitalità e dalle feste religiose. In situazioni di emergenza, come può essere la nascita di un bambino, c’è un forte bisogno di mettere in atto capillari processi di identificazione per non sentirci cancellati dall’alienazione, dall’estraneità e dall’anomia che caratterizza il mondo in cui viviamo: la difficoltà ad integrare spezzoni di vita non infatti non riguarda solo gli extracomunitari ma anche “noi”, sempre più divisi tra tendenze globali e locali in una pluralità di appartenenze, precarietà di ruoli e modelli di vita conflittuali. I flussi culturali globali non fanno che destabilizzare. e disorientare i nuovi genitori non fornendo né aiuto concreto né notizie utili ma solo un insieme frammentato di informazioni che non costituiscono un sapere organico come invece poteva essere quello delle nostre nonne. Non più tardi di alcuni decenni fa difatti il nostro paese assomigliava sotto molti aspetti culturali a quello di molte donne provenienti da luoghi lontani: la conoscenza diretta  di un modello di maternage appreso dato dal forte tasso di nascita, dalla presenza di motti bambini fratelli, nipoti ecc..l’occuparsi direttamente dei fratelli o dei bambini presenti nella famiglia fornisce alle donne straniere come alla rete femminile di molte società contadine italiane di 50 anni fa, un accurata rappresentazione dello sviluppo del bambino, permettendo loro di ricorrere meno frequentemente ai manuali sull’infanzia o all’uso del pediatra. Il rilievo posto sulle difficoltà incontrate dal soggetto spesso invece contribuisce ad identificare l’immigrato come una persona priva di capacità e di risorse, per molti aspetti bisognosa. L’immigrato è una persona che arriva nel nostro paese  il proprio bagaglio di esperienze con una serie di abilità e comportamenti appresi e interiorizzati. Si presuppone che nell’interesse di tutti sia semplicemente meglio che lo straniero si adatti alla cultura italiana. Ma questa è solo una visone riduttiva perché etnocentrica. Le cure dell’infanzia delle donne straniere mostrano invece un forte sapere dato soprattutto dall’alto tasso di nascite e dal vivere in famiglie estese. La conoscenza diretta di un modello di maternage appreso e costantemente verificato allora è un valore aggiunto: chiedere alla mamma immigrata di adattarsi sarebbe solo un impoverimento. Scoprire le pratiche di cura dell’infanzia straniera quindi è un arricchimento per tutti anche perché significa riscoprire le nostre tradizioni e vederci simili e differenti al tempo stesso.
di Barbara Reanda
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