Skip to content

Pregare, invocare, danzare…


L’attitudine degli esseri umani a rivolgersi a entità superiori da loro definite è universale, non esiste un popolo senza dio, pur con caratteristiche, poteri, capacità e caratteri diversi. Alcuni popoli attribuiscono a un dio unico (monoteisti) il merito di aver creato il mondo, altri sono politeisti, cioè il loro pantheon è più o meno affollato da divinità che svolgono ruoli diversi. Ci sono divinità raffigurate come onnipotenti e onniscienti, ma anche divinità meno perfette, che hanno poteri maggiori degli uomini, ma anche dei limiti: ad esempio, i navajo credono che sia importante recitare le preghiere nella forma più corretta possibile, ma non si aspettano che vengano per forza esaudite; è il cosiddetto "dio pigro", che non sempre è pronto ad ascoltare le richieste degli uomini o non è sempre veloce: gli tsimshian del Pacifico battono i piedi per terra e mostrano i pugni chiusi alle divinità chiamandole schiave per rimproverarle del loro mancato intervento.
Il mondo extraumano non è popolato solo da divinità, ma anche da esseri soprannaturali di origine umana come gli spiriti degli antenati, che entrano a far parte di un mondo vicino a quello degli dei. In molte forme di culto ci sono spiriti non di origine umana, che non hanno però il carattere divino, come i santi del cristianesimo, che non sono divinità ma hanno caratteri diversi dall’umano. In molte culture, le dimensioni del mondo terreno e del mondo extraumano non sono così separati come da noi, ma possono incontrarsi, convivere, senza per questo annullare la distinzione tra vivi e morti, tra umani e divini (come nei libri di Marquez). Ogni società stabilisce dove tracciare la linea che divide il naturale dal soprannaturale, che non sempre è un limite invalicabile; mettersi in relazioni con l’altra dimensione non è semplice e prevede l’uso di determinati codici e norme: si può dialogare tramite la preghiera o con la lettura di un codice ufficiale come la Bibbia, i Vangeli e il Corano, a volte accompagnate da sacrifici (reali o simbolici), che sono doni propiziatori agli dei. Le prove fisiche sono un altro medium per entrare in relazione con il soprannaturale (digiuno, sopportazione di prove dolorose auto inflitte, pellegrinaggi, mortificazioni corporali); la musica, il ritmo ripetuto, la danza possono provocare stati di trance, di estasi, che consentono di accedere a dimensioni diverse da quella quotidiana; anche le droghe possono essere utili per raggiungere la condizione estatica. In alcuni casi il dialogo tra i due mondi è individuale, in altri collettivo, e la maggior parte dei culti prevede uno o più intermediari tra gli uomini e le divinità: sacerdoti, per esempio, presenti sia nelle religioni istituzionali (addetti a tempo pieno che costituiscono una vera e propria professionalizzazione della pratica religiosa) sia nella pratica dei culti tradizionali.
Abbiamo 4 tipologie di culto:

1. culti individuali: ogni individuo può considerarsi in grado di dialogare con le divinità, pur usando codici e modalità definite culturalmente dalla propria società, diffuso particolarmente tra i cacciatori-raccoglitori, casi comunque molto limitati e rari;

2. culti sciamanici: colui che si mette in relazione con l’aldilà in nome della comunità è un individuo, chiamato sciamano, che attraverso trance e possessione raggiunge stati di percezione particolari, dove riesce a mettersi in comunicazione con le divinità;

3. culti comunitari: tipici di comunità più articolati, dove gli individui si radunano per celebrare il culto sulla base di classi di età, genere o secondo la genealogia; possono anche esserci figure che fungono da intermediari, ma non c’è nessun professionista del culto;

4. culti ecclesiastici: presenza di un clero professionale a tempo pieno che da vita a una vera burocrazia, caratteristico delle società complesse dove le strutture ecclesiastiche si intrecciano con i sistemi politici, e a volte, come nelle teocrazie, coincidono con essi.

Ogni religione esprime norme di comportamento e attiva forme di controllo sociale, la trasgressione viene punita da sanzioni divine: sono i tabu religiosi le forme di controllo più diffuse, che possono tradursi sul piano alimentare, sulle scelte matrimoniali, su norme comportamentali, su questioni di genere. L’uso più o meno strumentale delle religioni ha dato vita a forme di repressione, come l’Inquisizione o i talebani (imponevano alle donne il burqa, che potevano uscire di casa solo per fare la spesa e non potevano parlare con gli uomini estranei alla famiglia, mentre gli uomini dovevano per forza avere la barba, non si poteva ascoltare musica, giocare a carte e far volare gli aquiloni).

Tratto da IL PRIMO LIBRO DI ANTROPOLOGIA di Elisabetta Pintus
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.