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Principali tematiche dell'indagine filosofica di Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau nacque a Ginevra nel 1712. Avvilito per i maltrattamenti e le ingiustizie, deciderà di lasciare giovanissimo la sua città e dare inizio a una vita errabonda. Nella zona di Montmorency nascono i suoi capolavori: la Nuova Eloisa, il Contratto Sociale e l’Emilio, che susciteranno aspre reazioni. Stabilitosi a Moitiers, Rousseau affronterà un nuovo linciaggio morale e fisico, e deciderà di andarsene a Parigi dove morirà.


Discorso sulle scienze e le arti e sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza di Rousseau

Nella prima parte del Discorso sulle scienze e le arti (1750) Rousseau afferma che le scienze e le arti, lungi dal purificare i costumi, hanno contribuito a corromperli. Esse rappresentano ornamenti superflui che spingono gli uomini ad apparire più che a essere, cioè a seguire schemi di comportamenti uniformi. Nella seconda parte, Rousseau mostra come le scienze non siano scaturite da virtù ma da vizi (ad esempio la fisica dalla curiosità).

Nel Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza fra uomini, egli afferma che per cono-scerne la causa occorre conoscere l’uomo. Attraverso il metodo ipotetico, egli articola il Discorso in due parti: nella prima descrive com’è l’uomo in natura, nella seconda com’è diventato nella storia.

Secondo Rousseau, ciò che qualifica l’uomo primitivo è il perfetto equilibrio tra i bisogni e le risorse di cui dispone: i soli beni che conosce sono il cibo, la femmina, il sonno. Essendo in rapporto im-mediato con i bisogni, è privo di progettualità e la sua vita sembra svolgersi in un eterno presente.

Gli unici principi che gli si possono attribuire sono l’amore di sé e la pietà. Tuttavia, il fatto che l’uomo naturale provi pietà per i simili non implica legami durevoli: l’uomo primitivo è asociale e indipendente. A causa della libertà e della perfettibilità, l’uomo può però uscire da questo stato.

Nella Seconda parte del Discorso, Rousseau espone le cause e le modalità del trapasso dallo stato di natura a quello civile, trapasso che coincide con il passaggio dall’uguaglianza primitiva alla disuguaglianza propria della società progredita. Ciò avviene attraverso un esperimento mentale, con cui Rousseau immagina quali condizioni siano state necessarie perché ciò avvenisse.

Poiché il solo ambiente che influenzi l’uomo è quello fisico, è in esso che deve essere trovata la causa. L’uomo dovette cominciare a vincere delle difficoltà: la ferocia degli animali, gli inverni rigidi, ecc. L’uomo scoprì il fuoco e comincio a unirsi. Questi primi progressi condussero l’uomo alla prima rivoluzione, che portò alla costruzione delle famiglie. Questa società nascente, che non è più natura e non è ancora cultura, è per Rousseau l’epoca più felice della storia del mondo.

Quando l’uomo ebbe bisogno di un altro, l’uguaglianza scomparve ed ebbe inizio la seconda rivoluzione e la divisione sociale del lavoro. All’agricoltura e alla coltivazione delle terre seguì la loro spartizione e l’avvento della proprietà: il primo che, cintato un terreno, pensò di affermare questo è mio, e trovò persone ingenue da credergli, fu il vero fondatore della società civile.

Con la proprietà privata, si affermò la prima grande divisione fra gli uomini ricchi e poveri. Rousseau immagina che siano proprio i ricchi a proporre un patto iniquo: “Voi avete bisogno di me, perché io sono ricco e voi povero; stipuliamo un accordo fra noi. Il patto doveva essere sancito anche sul piano giuridico-politico. Nacque così lo Stato, subdola legalizzazione del sopruso: tutti gli animi grossolani corsero incontro alle catene convinti di assicurarsi la libertà.

La nascita dello Stato accelerava un processo di decadimento in tre tappe: la fondazione della legge e del diritto di proprietà (che sanciva la distinzione fra ricchi e poveri), l’istituzione della magistratura (che sanciva la distinzione tra potenti e deboli), la trasformazione del potere legittimo in arbitrario (che sanciva la distinzione fra padrone e schiavo). Tutto si riporta alla legge del più forte.
di Domenico Valenza
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